0.5 – Comunismo, sindacati e Chiesa nei confronti della Giunta militare argentina

Dottore in Storia

Nato nel 1991, laureato in Storia, dottorando, si occupa di storia della Slovacchia, dell’Ungheria, della Polonia e di storia del marxismo. Ha alcune pubblicazioni all’attivo, fra le quali: Teleki Pan un uomo controverso, Italian communist party and political crisis in Poland e Lo strano matrimonio fra il regime sovietico e i militari argentini.

Adobe-PDF-Document-iconScarica

Sullo sviluppo del Comunismo internazionale ha un impatto non trascurabile, negli anni ’70 e ’80, la svolta berlingueriana verso un Eurocomunismo in rottura con Mosca.

Il 7 novembre 1977, Enrico Berlinguer (che Živkov, nel 1973, aveva deciso di uccidere durante la sua visita a Sofia) interviene a Mosca alle celebrazioni per il solenne sessantesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Il suo discorso rappresenta un taglio netto con le passate mezze misure dei predecessori, dinanzi a un attonito gruppo dirigente sovietico afferma che “la Democrazia è un valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista che garantisca le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale e ideale[1]. Già nell’ottobre 1975, Berlinguer, insieme a Cervetti che aveva di fatto la funzione di tesoriere del partito, aveva deciso di porre fine al flusso di finanziamenti da Mosca, prassi risalente all’epoca della clandestinità.

Tuttavia nell’agosto 1978, a Genova, Berlinguer tende ad accentuare la fisionomia anti-capitalistica del PCI. A gennaio d’altra parte il Dipartimento di Stato USA aveva messo in guardia la DC contro l’ipotesi di una partecipazione dei comunisti al governo (che però hanno già avuto la possibilità di eleggere Ingrao alla Presidenza della Camera). Osserva Giorgio Napolitano che, a conforto della propria identità, il PCI aveva inteso mantenere intatto lo spartiacque dell’anti-capitalismo, l’obiettivo del superamento del Capitalismo, in contrapposizione al compromesso social-democratico. Non ci sarà mai una conferenza di Bad Godesberg, come accaduto per la SPD, in Germania, nel 1959.

Altro punto cruciale è l’assunzione di una nettissima posizione di condanna, da parte di Berlinguer e degli altri dirigenti, all’invasione sovietica dell’Afghanistan, qualificandola come “politica di potenza” contraria alla pace e alla distensione. Giorgio Amendola è l’unica voce fuori dal coro. Egli già nel 1977 aveva invitato a considerare il mondo com’è, non come si vorrebbe che fosse, nel saggio La libertà nel mondo, pubblicato su «Rinascita». In una combinazione di Realpolitik e pessimismo storico, nella discussione del 5 gennaio 1980, parla a favore dell’intervento sovietico in Afghanistan, in nome dei rapporti di forza tra i due blocchi. Muore pochi mesi dopo.

Poi nel 1981 la legge marziale in Polonia. Qui si manifesta un altro strappo, forse il più forte, poiché rispetto alla posizione assunta dal PCI nel 1968, sulla Cecoslovacchia, il colpo di stato militare di Wojciech Jaruzelski dà a Berlinguer l’occasione di mettere in discussione tutte le società socialiste costituite sul modello sovietico e, dunque, mettere in questione, in primis, il modello sovietico stesso, la sua rigidità e la resistenza ad ogni cambiamento.

Nella riunione del Comitato centrale del gennaio 1982, Berlinguer va oltre ogni precedente presa di posizione e fa un affondo sulle “forzature nello sviluppo, la centralizzazione autoritaria, i fenomeni di burocratizzazione” e ancora: È indubbio che abbiamo concepito, vissuto e utilizzato l’esperienza dei Paesi dell’Est in modo mitico e acritico, cioè subalterno e quindi sbagliato[2]. La «Pravda» definisce ciò una contrapposizione totale alla politica del PCUS, dell’URSS, dei Paesi del Patto di Varsavia e della comunità socialista, del Comunismo e di tutto il movimento di liberazione mondiali. Il punto debole del PCI, secondo l’analisi di Giorgio Napolitano, è stato, a quel giro di volta storico, nella contraddizione di fondo rappresentata dal persistere della “fuoriuscita dal mondo capitalista” quale parola d’ordine.

Il 21 gennaio 1976 nota della Segreteria PCI su un colloquio riservato con Boris Ponomarev[3], capo del Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del PCUS, che informa i compagni italiani dei peggiori raccolti della storia in URSS e dell’avvio di relazioni commerciali più importanti con l’Argentina. Il 24 marzo avviene il golpe e il 29 l’insediamento del tenente generale Jorge Rafael Videla, che giura sui sacri vangeli. Il 9 febbraio, il Partito Comunista del Cile, che subisce una sorte ben diversa, dal golpe dell’11 settembre 1973, chiede asilo al PCI, in una lettera. Chiede il trasferimento della Direzione del PCC a Roma e, di seguito a un contributo spese per la sede, fa richiesta inoltre di poter stampare a Roma il proprio bollettino bimestrale. Così troveranno asilo i comunisti cileni nella capitale italiana.

Il 25 settembre dello stesso anno nota di Sergio Camillo Segre che ha incontrato Zbygniew Brzezinski (colui che più sembra abbia premuto sul Vaticano per l’elezione di Wojtyla) a cena di Agnelli, con Malagodi e Giolitti. Nella nota Segre riporta l’interesse, dichiarato da Brzezinski, per le evoluzioni nel PCI, da parte del presidente USA Jimmy Carter. Agnelli ha anche dimostrato interesse al possibile sviluppo di relazioni commerciali con l’Angola di Neto.

È del 21 ottobre 1976 la lettera di Athos Fava, commentata per Berlinguer da Umberto Cardia:

Il compagno Fava, che era già stato a «La Unità» e a «Rinascita», era soprattutto preoccupato del fatto che vi sarebbe in Italia una visione deformata delle vicende argentine e del regime instaurato dal generale Videla. Secondo il PCA non si dovrebbe parlare di un regime fascista. Il generale Videla è il capo di uno dei due gruppi esistenti nelle forze armate argentine, caratterizzato da posizioni conservatrici, nazionaliste, autoritarie anche, ma non fasciste, quali sono quelle proprie dell’altro gruppo presente nell’Esercito. Del primo gruppo anzi Videla sarebbe l’ala di sinistra, in quanto esso comprenderebbe le forze più liberali, progressiste o addirittura di sinistra. Il regime di Videla ha sospeso ogni forma di libertà democratiche istituzionali, ma i partiti e i sindacati agiscono nel Paese, tengono riunioni, tra essi il PCA. Pienamente legali sono il Movimento per la pace, la Lega delle donne, il Movimento per i diritti dell’Uomo, al quale fanno capo tutti i partiti di intonazione democratica e la Chiesa. Il Movimento per i diritti dell’Uomo ha presentato la sua carta, accolta da Videla.

Il Partito Comunista dell’Argentina, rimasto a livello di setta messianica, con una scarsissima adesione popolare, individua nell’indirizzo nazionale proclamato da Videla una linea alla quale dare la propria adesione, uscendo dall’ombra e differenziandosi dalla Sinistra peronista e dai montoneros, dai quali è stato per anni oscurato. Annuncia nella lettera: Il piano statunitense è di fare della pampa argentina una grande fabbrica agro-alimentare concentrando nel Brasile gli investimenti industriali (…) Sotto il profilo militare gli USA stanno accelerando le misure per un’Alleanza dell’Atlantico del sud. Noi, con Videla, ci opponiamo a tutto questo (…) Il regime di Videla contiene in sé una linea di resistenza alla degenerazione fascista (…) Il regime di Videla tenta di reprimere il terrorismo di destra come di sinistra. Fava indica Videla come una sorta di anti-Pinochet.

Indi segue un auspicio per una pressione italiana al riconoscimento internazionale del regime. Cardia nota cautamente che servirebbe mettere allo studio una visita di qualcuno in Argentina. Del resto il PCI sta sostenendo rivoluzionari del calibro di Samora Machel, leader del Fronte di Liberazione mozambicano e non può certo permettersi il rischio di una storica cantonata come quella che va a prendere il compagno bonarense Fava.

Solo una settimana dopo viene inviato in visita in Argentina il già incontrato Marco Calamai, che si ferma per sette giorni. Egli torna in Italia con un ampio e documentato dossier dal quale Berlinguer e la Dirigenza evincono che il regime è dilaniato fra le diverse fazioni, l’iniziativa sindacale autentica è illegale, c’è una forte censura, sono vietate le attività pubbliche di partito. Videla è l’ago della bilancia fra la fazione metodologicamente filo-cilena (Massera) e la fazione “di sinistra” (Viola), il governo è un mosaico incoerente, frutto di un lavoro di mediazione incredibile[4]. Tutti gli amministratori, anche provinciali e locali, sono militari nominati dalla Giunta. I montoneros, i giovani proletari, orfani di Peron, che sono passati alla clandestinità dal ’74, compiono gesti disperati da guerriglieri senza soldi e inesperti, vengono decimati da una forza assolutamente impari. La Destra peronista isolata, il PCA, incapace di raccogliere consenso, si allinea, insieme ai radicali e alla Chiesa, anche quella progressista, a fianco di Videla.

Come osserva Calamai, il PCA ha una base di appena centosessantamila iscritti, contro i tre milioni di voti radicali e i ben sette milioni di voti peronisti, frammentati nelle direzioni più disparate dalla morte del leader. I comunisti argentini, secondo Fava, riporta Calamai, devono sostenere Videla per evitare che costui cada nella deriva pinochetista, caldeggiata dalla precedente amministrazione USA. Le azioni politiche dei comunisti devono essere orientate quindi ad appoggiare “lo sforzo dei militari di orientamento democratico che cercano di impedire il disegno congiunto dell’estrema destra e dell’imperialismo americano” per arrivare, si illudono, a un governo stabile civico-militare “di ampia coalizione democratica“.

Calamai riporta una frase che lo ha impressionato particolarmente da quanto ascoltato da Fava: da un lato la nazione e il suo popolo, dall’altro il monopolio internazionale e il suo ultimo alleato, l’oligarchia latifondista. Calamai esprime il suo sconcerto per le posizioni dei compagni argentini che, prosegue, approvano anche la repressione, la quale ha già prodotto migliaia di vittime, secondo Calamai, fra assassinati, sequestrati, torturati. Buenos Aires e le altre città visitate gli fanno l’impressione di città in guerra, scrive. Anche la mafia sindacale appoggia il regime. Vi sono prove schiaccianti di Amnesty che la guerriglia è inesistente, una montatura per eliminare gli oppositori, e non solo quelli realisticamente pericolosi per la Giunta, ma chiunque sia ideologicamente lontano. Come afferma in quei giorni a una conferenza al Rotary Club di Mar del Plata, dal titolo: Democracia y etica, il generale Iberico Saint-Jean, governatore della provincia di Buenos Aires: “Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi i complici, poi i simpatizzanti, seguiti da quelli che permangono indifferenti e, finalmente, i timidi” e ancora, “la Democrazia è uno strumento per imporre la dittatura della maggioranza, può essere molto peggio quando i tiranni sono molti che quando è uno solo[5]. Sostiene Calamai, vittime delle retate sono anche state centinaia di delegati aziendali, sequestrati e uccisi, le loro case saccheggiate. Il regime è responsabile di appropriazione indebita[6].

Un milione e mezzo di cittadini argentini ha doppia cittadinanza, italiana e argentina, il governo italiano rifiuta la protezione anche a costoro e il PCI è l’unico partito a lamentarsene, suscitando le rancorose antipatie dei compagni argentini.

Mi ha interessato un invito, datato 7 aprile 1982, rivolto alla dirigenza del PCI, da parte della Asociacion Italiana de Mutualidad y Instruccion, in occasione del trentasettesimo anniversario. Il programma della manifestazione, nella capitale argentina, prevede una marcia (quindi autorizzata dalla Giunta) fino ai monumenti di Mazzini, Garibaldi, San Martin, dove verranno posate corone di fiori.

Il 29 aprile Claudio Bernabucci[7], presidente di Movimondo, ong di riferimento del mondo comunista italiano, scrive a Berlinguer una nota: Ho ricevuto l’incaricato politico dell’ambasciatore argentino Moschini, il quale ha incontrato anche PLI e PSI per chiedere la revoca delle sanzioni. I socialisti hanno promesso di impegnarsi in tal senso. Lui si aspetta tale impegno anche da parte del PCI, di cui lamenta scarsa presenza in Argentina. Tale posizione verrà infatti abbracciata dal PCI, in Parlamento, e le sanzioni verranno sospese da parte dell’Italia il 22 maggio. Il 14 maggio Gian Carlo Pajetta, responsabnile delle relazioni estere del partito, incontra lo scrittore argentino e autorevolissimo pacifista, Adolfo Perez Esquivel[8], ostile all’invasione argentina delle isole, ma ugualmente ostile alle sanzioni CEE. Il 15 giugno, Athos Fava, a Roma, presenta ai compagni italiani come posizione genuinamente anti-coloniale quella assunta dalla Giunta unitamente al “comune sentire” del popolo argentino. Replica il senatore Paolo Bufalini, dichiarando di auspicare un processo di reale democratizzazione in Argentina. Tutto riassunto da Bufalini medesimo.

Il 5 settembre 1982 «L’Unità» torna sulla questione, rivendica la coerenza del PCI, chiarisce che nell’estate del 1979 Berlinguer aveva ripetutamente rifiutato un incontro con l’ambasciatore argentino, il quale avrebbe gradito discutere e invitare il leader italiano ad abbracciare la linea del PCA, ovvero la linea della “pacificazione”. Berlinguer aveva insistito, condicio sine qua non per accettare un incontro (che infatti non avverrà mai), sul punto nevralgico della sua politica verso l’America Latina: conoscere le sorti dei desaparecidos. Nel carteggio, conservato negli archivi del PCI, l’ambasciatore chiede dunque al segretario del partito di fornirgli una lista di desparecidos che egli ha particolarmente a cuore, Berlinguer fornisce una lista di cinquecento italiani scomparsi fino ad allora noti, rifiutando esplicitamente che la sua richiesta dia luogo ad una “trattativa privata [9].

Negli stessi giorni del 1982, il PCI osserva con interesse il processo di democratizzazione che si sta verificando in Brasile, avviato dai militari stessi al potere dal 1964, ma con disappunto nota la rottura fra PT (Partito dei Lavoratori) e PCB (Partito Comunista Brasiliano), che, come in Argentina, sembra aver rotto con la Sinistra proletaria per rimanere nell’area filo-governativa, senza strappi. Nota della Segreteria.

Ambigua è in Argentina la posizione mantenuta dalla Chiesa, ivi comprese, talvolta, le fazioni tendenzialmente progressiste.

Nel 1996 l’Assemblea plenaria dell’Episcopato argentino, in una lettera pastorale sul terrorismo della guerriglia e il terrorismo di Stato, afferma che alcuni cattolici hanno cercato di assumere il potere politico in modi violenti per istituire una nuova società di tipo marxista, mentre altri hanno reagito illegalmente in maniera immorale e atroce, chiedendo in conclusione il perdono di Dio per tutti i figli della Chiesa e ponendo così sullo stesso piano, ancora a distanza di quindici anni, i guerriglieri (e le miriadi di persone innocue che sono fatte rientrare in questa categoria dalla Giunta) e il terrorismo dello Stato, con i suoi esecutori pubblici. Posizione ribadita nel settembre del 2000, con la spettacolare messa notturna, a Cordoba, denominata “la riconciliazione dei battezzati[10].

La radice storica del ripiegamento su sé stessa della Chiesa argentina è da individuare nella sorta di Kulturkampf avviata dal presidente generale Julio Argentino Roca, che alla fine nel 1880 espelle il delegato apostolico Luigi Matera e avvia una serie di riforme sulla laicità dell’insegnamento, istituendo poi finalmente registri civili di nascite, matrimoni, decessi[11].

La terza posizione, volendo essere precisi, non è un’invenzione peronista, ma qualcosa di connaturato alla politica estera argentina. Già nel 1920, Buenos Aires, insoddisfatta della prima assemblea della Lega delle Nazioni, decide di disertare l’organizzazione internazionale, sorta sulle macerie della Grande Guerra, in polemica con l’articolo 21 del patto che riconosce la validità della dottrina Monroe. Nel 1935 tale posizione arriva ad imporre l’Argentina come potenza mediatrice dell’America Latina: a Buenos Aires si risolve infatti con un trattato il conflitto del Chaco, fra Paraguay e Bolivia[12].

La classe che ha fondato l’Argentina, la classe proprietaria terriera delle pampas, non riesce a creare, agli albori del XX secolo, un partito politico che difenda i suoi interessi e che possa dare una risposta coerente alla sfida dei grandi movimenti di massa del Novecento, che contaminano anche lo scenario argentino, soprattutto anarchismo e socialismo e la nascita dei sindacati. Quanto riesce a fare è, negli anni ’30[13], corrompere i radicali e avviare una decennale Concordancia fra questi e i conservatori, per dilapidare lo Stato.

Ad essa pone fine solo il golpe dei generali Rawson, Ramirez e Farrell[14], nel 1943[15]. Tre generali che hanno vissuto per anni nell’Italia fascista. Grossa parte degli ufficiali e sottufficiali dell’epoca è stata addestrata da istruttori e tecnici italiani o tedeschi, verso i quali Peron ripaga il debito di riconoscenza offrendo loro asilo alla fine della guerra[16].

Non a caso il 25 maggio 1945 Harry Hopkins, inviato dal presidente Truman a Mosca, viene severamente interrogato dal suo interlocutore, Stalin, sulle ragioni dell’invito dell’Argentina (che ha dichiarato guerra all’Asse solo poco prima della fine del conflitto[17]) alla Conferenza di San Francisco[18]. La moneta di scambio che giocano gli americani è l’ammissione di Ucraina e Bielorussia (che in realtà sono stati membri dell’URSS stessa, la quale godrebbe già del suo seggio), ma in ogni caso l’Argentina viene ammessa il 1° maggio, con il voto contrario dell’Unione Sovietica. Il 10 gennaio 1946 si tiene la seduta inaugurale dell’Assemblea delle Nazioni Unite e l’Argentina siede fra gli altri cinquanta primi membri.

C’è da dire che la massima punta di anti-americanismo che ha il coraggio di manifestare Peron, in realtà, è in occasione delle elezioni di febbraio, quando, a seguito degli affondi della propaganda statunitense, egli pone gli argentini davanti a un tipico aut-aut bonapartiano, che in quel caso ha per protagonisti lui stesso e l’ambasciatore americano a Buenos Aires, Spruille Braden. Ma già il 2 agosto dello stesso anno dichiara: Il Comunismo è un grande pericolo che minaccia tutte le Democrazie Occidentali[19], annoverandosi evidentemente fra queste, salvo firmare patti commerciali importanti con i sovietici. Si può osservare che si tratta di un anti-americanismo, come altrettanto di un anti-comunismo, di facciata, utili maschere da indossare a seconda dell’occasione, il volto vero è un altro.

Le radici del filo-fascismo argentino, osserva Eric Hobsbawm, si spiegano facilmente: Visti dal sud, gli USA dopo il 1914 avevano perso la loro immagine ottocentesca, cioè non apparivano più come gli alleati delle forze progressiste locali e come un contrappeso diplomatico agli ex imperi spagnolo, francese e britannico (…) un indirizzo anti-imperialistico e anti-yankee che non fu certo scoraggiato dalla propensione di Washington per la diplomazia delle cannoniere e degli sbarchi dei marines (…) Ciò che i leader latinoamericani presero dal fascismo europeo fu la deificazione da parte delle masse di capi decisi ed energici (…) i nemici contro cui mobilitarono quelle masse non erano stranieri o gruppi da emarginare (benché elementi di anti-semitismo nelle politiche peroniste o di altri governi argentini fossero innegabili), ma l’oligarchia, i ricchi e le classi dirigenti locali. Peron trovò la sua base più forte nella classe operaia argentina e il suo movimento era strutturato sul modello dei partiti socialisti[20]. E segue: I militari dovettero riprendere il potere in più di un’occasione, visto che il movimento peronista di massa si rivelò indistruttibile e che non si poté costruire nessuna stabile alternativa di governo civile[21]. È la Guerra civile di Ernst Nolte[22], fra gruppi socio-culturali, fra classi talvolta artificiosamente tracciate, che permea dall’Europa in guerra. Il Fascismo, ovvero Nazional-socialismo, sarebbe una risposta alle masse, speculare al Socialismo, da parte delle classi più ricche e potenti, per ghermire il Popolo senza mutare sistema.

Non è un caso che sia l’Era Peron, travolta dal sistema sindacale e populista da lui stesso creato, il grande momento riconciliatore fra Chiesa, latifondisti, Esercito. Senza riconoscere il valore della Democrazia e delle elezioni che presuppongono la sovranità popolare e non quella divina, la Chiesa può dedicarsi, da quel momento, all’evangelizzazione del Partito militare.

L’Argentina, per questi ultra-montanisti, diventa il laboratorio privilegiato per la predizione del teorico politico spagnolo, dell’Ottocento, Juan Donoso Cortés: man mano che i popoli diventano ingovernabili, la Chiesa e i militari sono l’unico baluardo di ordine e civiltà, contro la barbarie socialista.

Al XXXII Congresso Eucaristico Internazionale, nel 1934, il vicario generale della Marina argentina, Dionisio Napal, fonde i miti gemelli della Nazione in armi e della Nazione cattolica: Reclute, marinai e soldati, capi e ufficiali, a migliaia arrivano a Palermo (grande piazza bonarense e storica sede delle grandi adunate) la popolazione civile costituisce una sola realtà con le Forze Armate. È spettacolo abituale vedere il sacerdote che impartisce l’assoluzione a cadetti e reclute, come fosse la cosa più naturale del mondo (…) Cadetti, reclute, soldati e marinai, capi e ufficiali si chinano e si genuflettono nel momento solenne di ricevere il sacramento di Gesù. È la gioventù del Paese, è la Nazione stessa in armi, quella che si genuflette dinanzi al signore delle nazioni. Formulano la loro doppia promessa: servire Dio e i vessilli militari[23].

È naturale che tali posizioni della Chiesa di quegli anni ci conducano, a questo punto, alla rivolta dei cristeros (1926-29) contro la Rivoluzione socialista messicana.

Ezechiele Mendoza Barragan, campesino e uno dei principali leader dei cristeros, afferma nel 1926: Tutti quegli uomini empi che, da Caino a coloro che oggi appaiono grandi e potenti, che fanno un gran rumore e pretendono di essere implorati da altri uomini, sono solo principi della menzogna; essi non sono altro che bestie salite dagli abissi, ma Dio ha sempre mandato uomini veramente forti a combatterli, tutta la Storia è la storia di questa lotta. Essi sono i persecutori di Cristo Re, sono le bestie in forma umana delle quali parla l’Apocalisse[24]. Alcuni oratori arrivano ad affermare che Dio punisce con guerra, fame e pestilenze per queste giuste ragioni. In altre parole il governo è una cosa umana, cui obbedire fino a quando esso non va contro Dio, o meglio, contro la Chiesa, danneggiando i suoi interessi ed estromettendola dalle istituzioni. Un governo del genere dunque non può che essere un governo satanico. Chi in armi, chi in altri modi, i cristeros, che si auto-definiscono Guardia Nazionale, o difensori popolari, rischiano la vita per due amori supremi: Chiesa e Nazione. Le zone del Messico controllate per un paio di anni dai cristeros, durante la guerra civile denominata appunto Cristiada, vengono governate da ufficiali e civili eletti per acclamazione, uno di essi è il comandante del reggimento Valparaìso, Aurelio Acevedo, che afferma: La nostra era il contrario di una rivoluzione[25]. Nelle comunità di cristeros vengono immediatamente proibiti l’alcool, il gioco d’azzardo, il teatro, la prostituzione, perseguitati l’adulterio e il concubinato, sancito l’obbligo a contrarre matrimonio per i celibi (esclusi naturalmente i preti).

Per mezzo di Antonio Caggiano[26] e Adolfo Tortolo, che tra il 1955 e il 1976 (ovvero dalla deposizione di Peron al golpe di Videla) si succedono alla presidenza della Conferenza Episcopale, si diffonde in Argentina la dottrina contro-rivoluzionaria di Cité Catholique[27].

Il manifesto ideologico Le marxisme-leninisme, di Jean Ousset, già ideologo dell’Action Française, viene tradotto nel 1960[28] dal colonnello Juan Francisco Guevara, capo dei servizi segreti argentini, in spagnolo, prefatto proprio dal cardinal Caggiano. L’idea dominante è quella di una sovversione proteiforme, nascosta, non definita dai suoi atti, subdola, la quale intende sovvertire l’ordine cristiano, la legge naturale, i piani del Creatore. Nella sua prefazione Caggiano definisce il volume uno strumento di formazione irrinunciabile, in vista di uno “scontro finale“, una battaglia mortale decisiva contro un nemico, che per stessa ammissione del cardinale, non si è, all’epoca, nemmeno ancora armato. Dice Ousset stesso: L’apparato rivoluzionario è ideologico prima che politico e politico prima che militare[29].

Ciò spiega l’ampia gamma di nemici individuata dalla contro-rivoluzione argentina, ben oltre gli sparuti ranghi della “guerriglia urbana”. Un colonnello francese della guerra d’Algeria, Roger Trinquier, pubblica proprio in quegli anni un manuale di tortura intitolato La guerra moderna, una guerra che si conduce contro un nemico invisibile che va terrorizzato, prontamente tradotto e recepito, anche questo, dal Partito militare, in Argentina.

Se ci potessimo fermare qui, per quanto riguarda la Chiesa, sarebbe tutto molto semplice e lineare, ma come sempre, la Storia ci offre situazioni più complesse, da penetrare, di quel che può apparire superficialmente.

Osserva infatti Horacio Verbitsky che il 1976 ci presenta un allineamento militante della Chiesa con la dittatura militare che va oltre i settori tradizionalisti e integralisti (come già emerso da un accenno di Athos Fava nella sua lettera ai dirigenti del PCI), arrivando fino a coloro che passano per essere stati rappresentanti del vasto schieramento centrista, se non moderatamente progressisti: come il cardinale Raul Francisco Primatesta[30]. Costui presiede la Commssione esecutiva della Conferenza Episcopale argentina in tutti gli anni della dittatura. Nessuno interpreta meglio di questo tipo di ecclesiastici il doppiogiochismo di Videla, sempre intento a recitare il ruolo del buon cristiano, umile e onesto, argine all’ala dura rappresentata da personaggi come il “mistico” Massera o Menendez.

Che gli si creda o no, Ion Mihai Pacepa, al servizio della Securitate dal 1951 al 1978[31] e consigliere speciale di Nicolae Ceauşescu per i servizi di sicurezza dal 1972, afferma che fin dal 1959, dalla base cubana, Nikita Krušcëv si lancia in un’opera di conquista dell’America Latina. Una conquista che passa anche attraverso uomini di Chiesa[32], prendendo atto del profondo attaccamento, mai scalfito, alla Chiesa cattolica, da parte dei ceti più poveri e potenzialmente disposti ad una rivoluzione socialista[33]. Dalle parole dell’ex-generale di Ceauşescu sembra addirittura che la stessa Conferenza di Medellin, in Colombia, del 1968, momento fondativo della Teologia della Liberazione, sia fortemente voluta e venga organizzata dallo stesso KGB che riesce persino ad influenzare, nel 1983, l’elezione del segretario generale del World Council of Churches e a mettere il domenicano doppiogiochista Konrad Heimo a fianco di papa Giovanni Paolo II[34].

Non stupisce dunque che Oscar Romero, in Salvador, non abbracci mai la Teologia della Liberazione e porti fino in fondo, con onestà, fino all’estremo sacrificio (nel 1980), la sua missione sacerdotale al servizio degli ultimi e dei perseguitati dalla feroce dittatura salvadoregna.

Quando il capitano Adolfo Scilingo, al ritorno dal suo primo vuelo, si rivolge al cappellano militare[35] della Scuola di meccanica della Marina, a Buenos Aires, per ottenere conforto dopo la scioccante esperienza, egli racconta che il cappellano gli risponde così: Che si tratta di una morte cristiana perché non soffrono, perché non è traumatica. Che devono essere eliminati, che la guerra è la guerra, che perfino nella Bibbia è prevista l’eliminazione dell’erba cattiva dai campi di grano[36].

Così come tuttavia molti religiosi (uomini e donne) perdono la vita opponendosi a Videla, anche alcuni marinai e ufficiali della Marina (pochi) lasciano il loro posto in segno di disaccordo, ricorda sempre Verbitsky.

Oltre ai molti altri religiosi, è doveroso ricordare il caso del vescovo Enrique Angelelli, una delle prime vittime della dittatura. Vescovo di La Rioja, egli, già nel 1973, era stato preso a pietrate, durante una sua celebrazione, dai proprietari terrieri locali, a causa delle attività svolte dalla sua cooperativa che tenta di recuperare le terre sottratte ai piccoli proprietari con l’usura, sostenuto solo dall’allora superiore generale dei Gesuiti[37], Pedro Arrupe. Si mette alla ricerca di due suoi sacerdoti fatti scomparire dopo il golpe del 24 marzo 1976 e il 4 agosto dello stesso anno viene ucciso lui stesso, in un simulato incidente d’auto che solo tre vescovi argentini hanno il coraggio di definire pubblicamente “omicidio”: Jaime Nevares, Jorge Novak, Miguel Hesayne.

Il 15 maggio 1976 la lettera pastorale, firmata dalla Conferenza Episcopale (quindi il già citato cardinale Primatesta), dal titolo Pais y bien comun sostiene che non è ragionevole pretendere il godimento del bene comune e il pieno esercizio dei diritti come avviene in tempo di abbondanza e di pace. Dieci anni prima, Raul Francisco Primatesta, nominato arcivescovo di Cordoba, in quanto “militante del cambiamento“, a dire di Paolo VI, nella sua omelia inaugurale, parlava della necessità di portare il Vangelo nelle strade. Quando i reparti anti-sommossa della Polizia aprono il fuoco, il 22 luglio dello stesso anno, contro i lavoratori della FIAT, in sciopero per il licenziamento di oltre mille dipendenti, nello stabilimento di Cordoba, Primatesta ottiene che i licenziamenti siano meno di cento.

Egli si allinea successivamente con altri giovani vescovi conciliaristi, in una posizione critica nei confronti dei tradizionalisti Caggiano e Tortolo. Tanto che, preso a emblema dei conciliaristi stessi, alcuni settori dell’oligarchia prendono a chiamarlo Rojatesta[38]. Non è un caso che nel 1968 si celebri proprio a Cordoba il primo incontro nazionale del Movimento dei sacerdoti argentini per il Terzo Mondo[39], approvando e diffondendo un documento di adattamento alle conclusioni di Medellin.

Nell’ottobre del 1972, nel corso dell’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale, Pimatesta presenta una nota manoscritta: Per contrastare eventuali obiezioni, non sarebbe opportuno affermare che si debba riconoscere a tutti i detenuti il diritto alla difesa e le opportunità di esercitarla, così come le normali possibilità di comunicazione con i familiari[40].

Peron nel 1973 torna in Argentina dopo che il KGB ha preso contatti con lui (secondo quanto si evince dagli archivi Mitrokhin) e in compagnia di due sacerdoti terzomondisti, chiamato dai generali in un estremo tentativo di rinforzare il loro precario potere e acquisire un’immagine popolare e più democratica.

Il 30 aprile 1974 Primatesta elogia Peron per la difesa delle “minacciate fondamenta della nostra identità nazionale“. Peron ha ormai creato una ferita in seno al peronismo e ha perso buona parte della sua gioventù che non capisce la sua svolta conservatrice.

Uno dei pomi della discordia storici fra radicali di sinistra e peronisti di sinistra da una parte e radicali di destra, nazional-cattolici e peronisti di destra dall’altra, è sempre stato rappresentato dal controllo e indirizzo della Scuola, che merita un cenno[41].

Peron ha speso molto nell’istruzione pubblica. Una volta deposto, dal generale Eduardo Lonardi, nel contesto della cosiddetta Revolucion Libertadora, fortemente sostenuta dalla Chiesa nel 1955, non si assiste in realtà a un sostanziale profondo cambiamento nel sistema pubblico e nel forte statalismo costruito dal regime peronista, se non proprio nella gestione dell’istruzione.

È Juan Atilio Bramuglia, di formazione socialista, ex-braccio destro di Peron, il primo inventore del Peronismo senza Peron[42]. Ministro degli Esteri, nel 1947, a Rio, si è scagliato contro “l’imperialismo capitalista e il materialismo comunista[43], una posizione tipicamente popolar-cattolica. Poi, in rottura con Evita, lascia il Governo. Fonda l’Unione Popolare, all’ombra del Peronismo, che alla caduta del leader tenta di intercettare il suo consenso, in aperta rottura con la cosiddetta “mafia sindacale” peronista, a suo dire costruita da Evita[44] e ciò che tiene in ostaggio il funzionamento dello Stato. È l’abnorme potere dei sindacati che egli mette in discussione, non il corporativismo e lo statalismo (con i suoi forti sussidi all’industria) e pertanto riesce a collocarsi nell’alveo del moderato Lonardi, che abolisce la censura e proclama l’amnistia, presto estromesso dal collega generale Pedro Aramburu.

Quest’ultimo, oltre a partecipare in un’ottica più filo-statunitense alla Conferenza di Panama (dove si trova allora rifugiato Peron) del 1956, per la creazione di un Fondo Panamericano e la reciproca solidarietà nelle questioni internazionali[45] (ciò significa una politica estera anti-comunista solidale agli USA), avvia in politica interna una lunga era di incostanza nella linea economica nazionale e tenta di riportare la spesa pubblica entro limiti più rigidi, in vista di un pareggio di bilancio e di libere elezioni per il 1958. In altre parole, stringe le cinghia sui sussidi, sulle sovvenzioni e sugli stipendi statali, mette al bando i peronisti, svaluta il peso. Ripristina la Costituzione del 1853, abolendo il divorzio e bandendo la prostituzione[46]. Nel 1970 Aramburu viene rapito e ucciso un paio di giorni dopo, dai montoneros.

Nella realtà argentina si può vedere essenzialmente uno scontro fra la spesa pubblica sociale peronista, da una parte, e la spesa pubblica militare per la Difesa, dall’altra. I militari argentini, parte integrante dell’amministrazione dello Stato, fin dalla sua fondazione, si sentono da sempre destinatari obbligati di una forte spesa pubblica e depongono chiunque metta in discussione questo punto, si tratta di una curiosa forma di “assistenzialismo militare”, i cui esponenti vedono il tesoro nazionale come un fondo da dilapidare, a buon diritto, in quanto “tutori dell’orgoglio nazionale” e “fondatori della Nazione”, arrogandosi il privilegio di essere i più sinceri interpreti della volontà e dei bisogni popolari, gli unici a poter indirizzare il destino della nazione[47].

L’ambiguo e contraddittorio leader radicale Arturo Frondizi, che sarà poi sostenitore di Videla[48], sviluppista favorevole alle istanze sociali peroniste, al fine della vittoria elettorale, ma anche all’attrazione di investimenti esteri, al liberismo economico e al foraggiamento delle scuole private religiose, trova, nel febbraio 1958, l’appoggio dall’esilio da parte di Peron. Bramuglia che dichiara il suo sostegno all’istruzione privata religiosa viene in ogni caso estromesso dai giochi, dopo esser stato utile a Lonardi per tentare di interloquire con il popolo descamisado, perde la sua funzione. L’Unione Popolare di Bramuglia si rivela insomma un fallimento che però apre una strada, nella sua contraddittorietà intrinseca.

Frondizi è in grado di raccogliere il sostegno dei peronisti, passando attraverso Rogelio Frigerio[49], un ex-comunista che funge da mediatore fra il leader radicale e il generale in esilio, di cui è delegato e referente. È anche egli un desarollista, uno sviluppista, ovvero sostenitore della Teoria della Dipendenza o Tesi di Prebisch-Singer, secondo la quale l’arretratezza industriale comporta che il suo Paese faccia parte della periferia agricola del mondo, dipendente dalle importazioni industriali.

I Paesi del centro industriale, secondo gli economisti del desarollismo, già sviluppato in Brasile, possono fare il buono e il cattivo tempo dell’Argentina attraverso i prezzi, il cui aumento è legato allo sviluppo dei Paesi del Primo Mondo, approfondendo il divario con Paesi immobili come appunto l’Argentina. Frondizi e Frigerio e il Governo perseguono l’obiettivo di sostituire le importazioni migliorando i termini di scambio: con lo sviluppo di un’industria nazionale per la trasformazione delle materie prime agricole (riducendone le esportazioni), l’insediamento di multinazionali straniere nel Paese, l’attrazione di capitali e l’indebitamento estero[50].

Frigerio, ministro delle Relazioni Economico-sociali, viene sollevato già l’anno successivo, su pressione dell’ala di destra dell’Unione Civica Radicale Intransigente (UCRI), di cui fa parte Frondizi, mentre l’altra anima dei radicali argentini è l’Unione Civica Radicale Popolare (UCRP), centrista. Nel gennaio 1962 l’Argentina vota, insieme a Brasile, Cile e Messico, contro l’esclusione di Cuba dall’OSA, proposta dal segretario di Stato USA, Dean Rusk, di recente nomina da parte del presidente Kennedy[51]. La posizione dell’Argentina non è evidentemente data tanto da un più che ipotetico anti-americanismo di Frondizi, quanto probabilmente per la volontà di mostrare fermezza e indipendenza, in politica estera, ai peronisti.

Frondizi, tentando di trasformare in senso autoritario il suo ruolo, viene deposto dal generale Aramburu[52] ed imprigionato e gli succede alla presidenza José Maria Guido, presidente del Senato, unico civile portato al potere dai militari nella storia argentina. Durante i suoi diciotto turbolenti mesi di governo le due fazioni dei militari, azules (legittimisti) e colorados (golpisti), si scontrano in armi. Ne esce trionfatore un uomo nuovo della fazione azul, Juan Carlos Ongania, favorevole ai peronisti, il quale però per diventare capo delle Forze Armate si compromette con la fazione opposta, realizzando così una spaccatura fra i peronisti, direzionandone l’ala destra nelle braccia del nazionalismo cattolico-militare, rinunciando soprattutto al migliore slancio, quello emancipazionista, in seno al movimento giustizialista fondato da Peron.

Nel 1963, guadagna quindi la presidenza, per via elettorale, Arturo Illia, un medico della provincia di Cordoba, che fa parte dell’UCRP, denunciando Frondizi come un “venduto agli Stati Uniti” per parlare alla Sinistra peronista che si sta manifestando come fazione sempre più distaccata dal resto del Peronismo[53], ed è subito bersaglio della propaganda religiosa e delle classi più abbienti: la stessa tragica situazione alla FIAT (sfociata nel già citato sciopero del 1965) va letta in questo senso destabilizzatore.

Illia spende il 23% del budget nazionale nell’istruzione pubblica statale, ostile alla linea di Frondizi a favore degli investimenti stranieri, avvia una politica di riduzione del debito estero (rinuncia addirittura a novantacinque milioni di dollari da parte del FMI per ampliare gli impianti di energia elettrica). Stabilisce un salario minimo, il controllo della qualità e dei prezzi dei generi alimentari e dei medicinali, facilita i prestiti al ceto medio, attuando un certo laissez-faire verso l’imprenditoria locale, avvia grandi lavori pubblici e la nazionalizzazione del petrolio, che però costringe a più costose importazioni.

Come non bastasse, nel 1964, Peron tenta il rientro in patria ma viene fermato a Rio e rispedito a Madrid. Manda dunque la terza moglie, Isabelita, attorno alla quale viene riunita l’Unione Peronista al grido “Bastardo o ladron noi vogliamo Peron!“. Radunano un enorme consenso, chiaramente, nel frattempo però avviene uno scontro fra Illia e il generale Ongania. Il presidente è contrario a un intervento militare a fianco degli statunitensi nella Repubblica Dominicana e il generale rassegna le sue dimissioni. Così da organizzare un ulteriore golpe il 28 giugno 1966.

Il golpe prende il nome di Revolucion Argentina; i partiti vengono aboliti, il Congresso sciolto, la Corte Suprema e i governatori provinciali vengono deposti e sostituiti, sospeso, a tempo indeterminato (fatto inedito), l’ordinamento costituzionale democratico. Azioni importanti da parte di Ongania sono la chiusura delle piccole società di credito (per lo più di ebrei argentini), favorite da Illia contro le grandi banche estere, gli attacchi violenti alle università, proclamate “covi di comunisti“, in particolar modo attacchi diretti contro gli studenti della consistente minoranza ebraica dell’Università statale di Buenos Aires[54]. Sul piano nazionale un’altra nefandezza è rappresentata dalla dismissione quasi totale delle ferrovie argentine e il licenziamento di oltre centomila lavoratori del settore[55]. Il ministro delle Finanze è Adalberto Krieger Vasena, autore di grandi agevolazioni fiscali per le grandi imprese e i grandi patrimoni.

Si passa quindi attraverso le giunte del generale Marcelo Levingston, sviluppista, e poi del generale Alejandro Agustin Lanusse, un corporativista, già rodato repressore durante gli anni di Ongania, che stringe più forti relazioni con i vicini latino-americani (anche con il Cile socialista[56]) e la Cina.

Nell’agosto 1972 era avvenuto il famoso massacro di Trelew, la fucilazione di sedici prigionieri montoneros, a seguito di un’operazione congiunta per tentare di far evadere i prigionieri politici del carcere di Rawson, in Patagonia, in collaborazione fra montoneros[57], Fuerzas Armadas Revolucionarias (FAR)[58], Ejercito Revolucionario del Pueblo (ERP)[59], tutti movimenti di guerriglia urbana nati a seguito delle violenze militari e della persecuzione del Peronismo, dei sindacati e dei movimenti di sinistra.

Nel 1973 il generale Lanusse e le diverse anime del Peronismo formano il Gran Acuerdo Nacional, per il ritorno del leader dall’esilio in Spagna[60]. Sicché il medico Hector Campora[61], massimo referente di Juan Domingo Peron e dei montoneros, vince le elezioni l’11 marzo e il 25 maggio si insedia alla presenza del presidente socialista del Cile, Salvador Allende. Campora si è presentato alle elezioni, de facto come prestanome di Peron, essendo il Peronismo e i peronisti banditi dalle elezioni fin dal 1955, e da quell’anno la tormentata politica argentina è stata la storia di civili e militari all’inseguimento maldestro dei milioni di voti peronisti. Nel suo mese di presidenza decreta l’indulto, suscitando disordini non indifferenti nel Paese e instaura relazioni con Cuba, rompendone l’isolamento[62]. Il 13 luglio succede a Campora il presidente del Senato Raul Lastiri, protetto del già citato capo della Polizia, José Lopez Rega[63] (un uomo ossessionato dalla magia nera e dall’esoterismo), allora ministro del Welfare. Indice nuove elezioni, ammettendo finalmente il candidato Peron, che viene eletto con più del 60% dei voti ed entra in carica, per il suo terzo mandato, il 12 ottobre.

Peron è tornato trionfalmente in patria poco dopo l’elezione di Campora, il 20 giugno. Il suo rientro ha però riprecipitato la situazione nel caos. Già al suo arrivo le due opposte fazioni peroniste si scontrano all’aeroporto di Ezeiza e la fazione di sinistra viene brutalmente repressa dall’Esercito: tredici morti e trecentosessantacinque feriti, vendicati il successivo 25 settembre, con l’omicidio di José Ignacio Rucci[64], sindacalista dell’ala destra di Peron. È un gesto che quest’ultimo non perdonerà mai ai montoneros.

Nel settembre 1975 la posizione della Chiesa si rende via via più esplicita attraverso le parole del provicario militare Victorio Bonamin, in un’omelia alla presenza del generale Roberto Viola esorta: Quando c’è spargimento di sangue c’è redenzione: Dio redime la Nazione mediante l’Esercito. Non vorrà forse Dio qualcosa di più dalle Forze Armate, che vada al di là delle responsabilità quotidiane?[65]. Si tratta di un invito esplicito al golpe. Alla messa della vigilia di Natale del 1975, alla presenza di Videla, Primatesta pronuncia le seguenti parole: Non sono un paladino del castigo, però ritengo che la situazione sia molto grave, molto seria, e non possiamo limitarci a qualche buona parola: è necessario agire. Può darsi che anche il rimedio sia duro, perché la mano sinistra di Dio, come si suol dire, è paterna ma può anche essere pesante[66].

Nel gennaio 1977, a quasi un anno dall’instaurazione della dittatura, Jimmy Carter assume la presidenza degli Stati Uniti e designa come coordinatrice dell’Ufficio per i diritti umani del Dipartimento di Stato Patricia Derian, una donna bianca del Sud con un’intensa storia di partecipazione alle lotte per i diritti civili dei neri. Negli ultimi giorni di marzo dello stesso anno ella si reca in visita a Buenos Aires, dove Massera dichiara in quei giorni che se c’è una violazione dei diritti umani, essa avviene per mano dei terroristi contro l’Esercito[67].

La Derian incontra il nunzio apostolico Pio Laghi, già intermediario nella crisi del canale di Beagle, il quale, a dire della stessa (in un riassunto fatto dell’incontro, nel 2003, per Verbitsky), prima finge di non sapere, poi di ignorare l’entità del problema, infine afferma che la responsabilità è dei vescovi argentini, rifiutando ogni responsabilità in merito senza autorizzazione specifica da parte del papa.

Nel maggio 1977 Primatesta si reca in visita a Roma da Paolo VI, in missione per conto di Videla, per respingere “le esagerate e  inesatte informazioni ricevute da alcuni sacerdoti“. Nel cablogramma dall’Ambasciata dell’Argentina presso Città del Vaticano, datato 31 maggio, Primatesta riassume così il suo incontro con Paolo VI: Sono da ritenersi superate le accuse di alcuni circoli religiosi e giornalistici sulla morte del vescovo Angelelli. Il rapporto sulla lotta contro la sovversione ha suscitato positive e fervide impressioni negli ambienti vaticani. La Santa Sede comprende che la sovversione ha raggiunto in Argentina livelli di efferatezza sconosciuti in altri Paesi. La Chiesa giudica che i sacerdoti legati alla guerriglia siano incorsi in un errore gravissimo. Videla si è guadagnato un definitivo apprezzamento, il Vaticano è convinto che egli non nutra disegni totalitari[68].

Addirittura il 26 ottobre dello stesso anno, il papa incontra l’ammiraglio Massera, un mese dopo nominato docente onorario della Universidad del Salvador, di Buenos Aires. Massera si dedica alla “evangelizzazione” giovanile attraverso la sua associazione Guardia de Hierro, in omaggio alla omonima Garda de Fier, gruppo romeno degli anni ’30, formazione anti-semita, para-militare e filo-nazista di Corneliu Codreanu (dalle cui fila attinge a piene mani la Securitate).

A tale proposito è utile ricordare il discorso che tiene Massera ricevendo la nomina di docente onorario: La crisi attuale dell’umanità si deve a tre uomini. Nella seconda metà del XIX secolo Marx pubblica i tre volumi di Das Kapital e mette in discussione il carattere inviolabile della proprietà privata; agli inizi del XX secolo lo spazio sacro dell’ambito intimo è aggredito da Freud nel suo libro L’interpretazione dei sogni, e come se fosse necessario qualcosa in più per confondere il sistema che si proteggeva nella solidità immutabile dei valori, Einstein enuncia nel 1905 la Teoria della relatività, con la quale mette in dubbio la struttura statica e inerte della materia. È allora che l’uomo occidentale inizia a sentire lo sfaldamento delle proprie convinzioni[69].

Dunque, nella stravagante ascesi di questo ammiraglio di Terra Santa, come si sente investito, la distruzione dei valori del mondo cristiano occidentale è ancora una volta da additare al nemico giudaico, mi sembra infatti qui più calzante questa accezione più religiosa del feroce anti-semitismo di Massera, che si connette a odi atavici e a teorie anti-moderne. Una battaglia culturale-religiosa, più che socio-economica, egli non parla di “finanza ebraica”.

È possibile una rivoluzione spirituale? È storicamente realizzabile una rivoluzione spirituale fatta da uomini che credono innanzitutto al primato dello spirituale? Il Portogallo di oggi, il Portogallo di Salazar è forse il solo Paese al mondo che abbia tentato di rispondere a una tale domanda (…) una forma cristiana di totalitarismo, una rivoluzione spirituale e nazionale”[70] scrive Mircea Eliade (grande storico delle religioni dall’oscuro passato di ideologo della Guardia di Ferro) in Salazar si Revolutia in Portugalia, nel 1942, in veste di addetto culturale dell’Ambasciata di Romania in Portogallo. E ancora: Il miracolo di uno Stato costruito non su astrazioni ma sulla realtà viva del Popolo e delle sue tradizioni (…) reintegrazione dell’Uomo nei ritmi cosmici (…) che soddisfa il bisogno di credere, il bisogno di assoluto, di rivoluzione cristiana. Partito unico, repressione feroce, polizia politica onnipresente e spaventosamente efficace, grandi cerimonie pubbliche, milizie anti-comuniste di volontari, ecco l’assetto dello Stato salazarista dell’epoca, dall’aspetto sobrio e apartitico, in mano a tecnocrati incolore. Sono indubbiamente strumenti, metodi e punti di vista condivisi dalla Giunta, per Massera le righe scritte da Eliade, che le abbia lette o no, probabilmente sì, dovrebbero essere la missione della Giunta. Utile ricordare altri passaggi di Eliade, tratti dalle Memorie, come: Gli Ebrei, gli Inglesi, gli Americani hanno fortuna con i Russi, gli unici a tenere testa ai Tedeschi. Se questa resistenza condurrà alla disfatta del Reich, nessuna delle tre nazioni suddette terrà conto dei nostri diritti storici (…) l’Ebreo rivoluzionario e dominatore[71].

È il pericolo imminente della catastrofe cosmica paventata da Eliade il concetto che meglio riassume la propaganda della Giunta. A cavallo tra millenarismo e caccia alle streghe, si tratta del concetto biblico apocalittico richiamato anche dai predicatori cristeros, il nemico (sia l’ebreo sia chi la pensa diversamente) è un acceleratore dell’Apocalisse. Eliade, il cui genio indiscutibile non dovrebbe certo, anche se è difficile, rimanere intaccato dalla lettura di queste sue righe giovanili (potremmo quasi dire), arriva ad affermare parlando dello sterminio degli ebrei: Forse rappresenta un sacrificio necessario in vista di un equilibrio cosmico del quale noi (cristiani), le vittime, non siamo ancora coscenti.

Se Peron, che Massera tenta dichiaratamente di emulare, è stato anche anti-clericale e poi ostracizzato dall’oligarchia ecclesiastica, per il femminismo di alcune riforme peroniste[72], di sicuro si può rinvenire una sua certa sintonia con la Chiesa per lo meno per quanto riguarda gli anni della guerra, quando si accorda con certi ambienti vaticani per il salvataggio di numerosi criminali nazisti e fascisti, tra i quali non solo Mengele o Eichman, ma anche il capo degli ustascia croati[73] Ante Pavelic, benedetto dal famigerato cardinale Aloizje Stepinac.

Ferdinand Durcansky, ministro degli Interni e degli Esteri nel governo fantoccio di Tiso, di cui è stato il maggiore responsabile de facto, e suo fratello, leader delle Guardie Hlinka, massacratori di oppositori ed ebrei, vivono addirittura a Roma, alla fine della guerra, sotto la protezione del Vaticano, e dell’MI5, dal momento che in quegli anni si vocifera siano incaricati di organizzare un colpo di stato per instaurare un regime cattolico e anti-sovietico in Slovacchia. Quando la loro presenza in Europa occidentale diventa inutile e ingombrante, quali ricercati ONU di tipo A, trovano anche loro posto nella repubblica argentina[74].

In particolare è nota e ben documentata la fuga di Bruno Piva, capo modenese della Polizia della RSI, torturatore condannato a morte in contumacia, trova rifugio con un visto di passaggio in Svizzera, presso un convento di frati cappuccini che lo affidano poi alle cure dei confratelli di Buenos Aires, dove si dirige alcuni anni dopo via Cadice. Negli stessi anni proprio fra i profughi fascisti italiani in Argentina viene a crearsi una rete di propaganda neo-fascista, influente nella comunità italiana e anche nel mondo peronista, a cui il MSI guarda con sicura fiducia. Anche non fascisti vengono attratti, dati il disordine e l’incertezza del dopoguerra, nella “patria di riserva” argentina. Vengono importate e rifondate grandi imprese edili come la Borsari e ottantotto grandi aziende italiane si trasferiscono in Argentina, industrializzando e sviluppando la Patagonia e attraendo un flusso di giovani tecnici e audaci, senza futuro nella patria disastrata[75].

Curioso che proprio nel settembre 1946 abbia luogo a Buenos Aires il Congresso sionistico mondiale. E in quelli stessi giorni, in un albergo della capitale argentina, Zvi Kolitz, profugo lituano e membro dell’Irgun, scrive Yossl Rakover si rivolge a Dio, pubblicato sul quotidiano ebraico di Buenos Aires e per anni ritenuta l’autentica testimonianza dal ghetto di Varsavia delle ultime ore di uno dei resistenti[76].

Non solo l’Argentina è fra i Paesi che rifiuta di accogliere profughi ebrei, ma addirittura cento ebrei argentini rimasti bloccati in Europa, a causa dello scoppio della guerra, vengono lasciati alla loro sorte benché il Terzo Reich faccia in tutti i modi per liberarsene e rispedirli in patria, allo scopo di riservare un trattamento di favore a un Paese americano amico e strategico, che per tutta la guerra è sede dei traffici occulti dell’SD (sezione relazioni estere SS)[77]. Della Germania nazista gli ufficiali argentini contemplano affascinati soprattutto la forza militare, le politiche sociali e non meno la radicalizzazione del nazionalismo e bramano di importare il modello, dando maggior rilievo ora a un aspetto, ora all’altro e dando perciò vita a diverse fazioni, assetate di potere, ma tutte sotto un medesimo ombrello ideologico.

Non c’è dubbio sul fatto che fra le molteplici e svariate componenti del Peronismo ci sia anche quella anti-semita, anti-democratica, anti-liberale e anti-comunista, in comune con il nazionalismo di matrice cattolico-militare argentino, che con una parte del Peronismo va d’amore e d’accordo, come accade in tempi recenti che il presidente justicialista Carlos Menem conceda nel 1986 l’amnistia ai militari[78] coinvolti nelle torbide ed efferate vicende della dittatura instaurata dieci anni prima.

Ogni fazione politica è anti-popolare e pertanto non è peronista” è il secondo dei venti punti enunciati da Peron nel 1950 per definire il Justicialismo. “Prima la patria, poi il movimento, infine gli uomini” è l’ottavo principio. “Un governo senza dottrina è come un corpo senz’anima“, il tredicesimo, seguito da “il giustizialismo è una concezione di vita profondamente cristiana“, infine il ventesimo: Ciò che abbiamo di meglio in Argentina è il Popolo.

Dal momento che quasi ogni istanza o ideologia potrebbe passarsi sotto l’egida dell’onnicomprensivo fenomeno peronista, non è mia intenzione, nella maniera più assoluta, definire così semplicisticamente un fenomeno tanto complesso, vasto e diversificato, lungo, vitale come il Peronismo con questi pochi punti espunti dal programma generale esposto nel ‘50, che tuttavia bisogna ammettere, sono temi che hanno in nuce, in qualche modo, lo sbocco in un appoggio a un regime drammaticamente inquisitorio e sanguinario che rappresenta il “migliore argentino” come l’argentino che pone al primo posto la difesa della Patria cristiana e l’eliminazione, con la rappresaglia e l’indottrinamento, degli avversari “faziosi” che dividono il Popolo buono e ingenuo. Il corporativismo e l’economia sociale sono temi non meno condivisi dal nazionalismo militar-cattolico.

Non c’è d’altro canto tanto meno da stupirsi del sostegno, più o meno malcelato, di Paesi come l’URSS di Leonid Brežnev e la Romania di Ceauşescu, con una concezione tanto fideistica, nazionalista, populistica e stagnante del Comunismo[79]. È la replica di un allineamento già visto, con nuovi attori, in un altro continente.

Scriveva amaro nel dicembre 1941 Jorge Luis Borges sulla rivista «Sur»  descrivendo l’euforia dei generali filo-nazisti argentini: Hanno applaudito all’invasione della Norvegia e della Grecia, delle repubbliche sovietiche e dei Paesi Bassi: non so che festeggiamenti abbiano in serbo per il giorno in cui le nostre città e coste finiranno preda delle fiamme. È puerile farsi prendere dall’impazienza: la pietà di Hitler è ecumenica. Tra breve (se gli ebrei non gli si mettono tra i piedi) assaporeremo tutti appieno il piacere della tortura, della sodomia, dello stupro e delle esecuzioni di massa. E quello spettro in arrivo, così vividamente descritto da Borges, continuerà ad aleggiare sull’Argentina dei decenni successivi.

È importante ricordare che Videla viene eletto all’unanimità dalla Giunta, ove sono rappresentate le tre armi, pur non essendosi ancora congedato dal ruolo di Comandante generale delle Forze Armate, proprio per la sua mancanza di carisma e per le sue posizioni notoriamente mediane. Egli infatti, secondo Marcos Novaro, ha compiuto una carriera fondata sul rigetto della politica, mantenendosi sempre a distanza dalle lotte in seno allo Stato Maggiore. Anche per questo motivo, nell’ottobre 1975, Martinez de Hoz vuole incontrarlo, in rappresentanza degli industriali argentini, nel clima da golpe che già si respira negli alti ranghi.

I progetti di questi ultimi, soprattutto la totale liberalizzazione dei contratti, non vengono tuttavia realizzati, sognano un Cile, ma Videla, per stare in piedi, ricorre a continui compromessi inconcludenti, politiche incoerenti e contraddittorie, poggiando su un Esercito con troppi interessi economici, iper-politicizzato, ufficiali coinvolti nell’amministrazione delle attività produttive, economiche e sindacali-mafiose, attorno ai quali si viene quindi ad instaurare una generale anomìa, una bagarre amministrativa, una partita a scacchi fra i rivali interni Videla e Massera e molti altri, nella quale ogni ufficiale fa per sé, assume, licenzia, corrompe, taglia, distribuisce cariche come crede e i suoi clientes rispondono solo a lui e non a un centro forte come in Cile, sotto Pinochet, dove i militari non hanno mai amministrato direttamente lo Stato e, per quindici anni, in maniera disciplinata, obbediscono al potere dell’unico capo della Giunta, Pinochet, che, a sua volta, si rimette ad implacabili economisti civili, formati negli USA, che attuano riforme strutturali sostanziali.

(Tratto da Lo strano matrimonio fra il regime sovietico e i militari argentini su gentile ed esclusiva concessione dell’autore per “Il Pensiero Storico”)

BIBLIOGRAFIA FONDAMENTALE

 

  • Vacs, Discreet Partners, Pittsburgh, University Press 1984.
  • Gallina, Le isole del purgatorio, Ombre Corte, Verona 2011.
  • Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011.
  • Herring, Storia dell’America Latina, Rizzoli, Milano 1971.
  • Novaro, La dittatura militare argentina 1976-1983, Carocci, Roma 2005.
  • Prizel, Latin America through Soviet eyes, Cambridge University Press 1990.
  • Miller, Soviet relations with Latin America, Cambridge University Press 1989.
  • B. Duroselle, Storia diplomatica dal 1919 ai giorni nostri, LED, Milano 1998.

[1]  G. Napolitano, Dal PCI al socialismo europeo, Laterza Bari 2005 (p. 138). In seguito a quel discorso, che fu tenuto in grande considerazione da Jimmy Carter, Ugo La Malfa scrisse un lungo articolo, Comunismo e democrazia in Italia, apparso sulla rivista americana «Foreign Affairs», la cui stringente conclusione era che si dovesse mettere il PCI alla prova della partecipazione al governo.

[2]  G. Napolitano, Dal PCI al socialismo europeo, Laterza Bari 2005 (p. 181).

[3]  B. Ponomarev (n 1905- m 1995) fra l’altro storico del PCUS, protetto di Mikhail Suslov, famoso per la sua sentenza sull’Australia, egli previde che per controllare l’Asia bisognava entrare nella politica australiana, che i suoi compagni della Dirigenza ritenevano un “paese minore”.

[4]  Tanto che Fava naturalmente mantenne una posizione comunque critica nei confronti del ministro liberista dell’Economia José Alfredo Martinez de Hoz, amico di Nelson Rockefeller e di esponenti neo-con, l’ala liberal, del Partito Repubblicano USA.

[5]  Interventi riportati da «International Herald Tribune» il 26.05.1977 e dalla rivista argentina «Clarin» del 28.10.1980.

[6]  Alcuni generali come Carlos Alberto Lacoste, il cui patrimonio è quadruplicato nel giro di sei anni, dovettero anche rispondere di questo. Lacoste si arricchì dirigendo il comitato organizzatore dei mondiali di calcio, ed eliminando fisicamente i suoi colleghi della direzione del comitato.

[7]  Insieme a Renato Sandri (grande artefice delle relazioni del PCI togliattiano, e del primo Berlinguer, con l’America Latina) e a Donato Di Santo (responsabile delle relazioni del PDS con l’America Latina dal 1989 al 2006), ha molto spinto per la rottura con i comunisti argentini.

[8]  Premio Nobel, che recentemente ha scagionato Jorge Maria Bergoglio dalle velate accuse di complicità e connivenza con la dittatura militare argentina.

[9]  Genere di trattative che il giornalista d’inchiesta americano Christopher Hitchens, nelle sue memorie Hitch-22: A memoir, New York 2011, ha definito “mercato delle vacche da guerra fredda“. Probabilmente una consuetudine per l’ambasciatore Moschini, abituato ad avere a che fare con Gianni Agnelli e Giulio Andreotti, che periodicamente stilavano liste di persone “amici di amici” da salvare, in cambio di favori economici o politici alla Giunta, nella totale segretezza, così come affermava Licio Gelli, nell’intervista di Sandro Neri, Licio Gelli. Parola di venerabile, Aliberti Roma 2007. Nello stesso volume Gelli rivela gli stessi traffici anche fra il generale Videla e Nicolae Ceauşescu, il quale non chiuse mai nemmeno l’Ambasciata romena a Santiago del Cile.

[10]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011.

[11]  Ma è anche ricordato come uno dei maggiori persecutori di nativi, come conquistatore della Patagonia, fautore del potere centrale e di un sistema di clientele e corruzione, ma pure di una ferma posizione di forza nei confronti delle grandi potenze straniere (H. Herring, Storia dell’America Latina, Rizzoli Milano 1971).

[12]  J. B. Duroselle, Storia diplomatica dal 1919 ai giorni nostri, LED Milano 1998.

[13]  Nel 1930 venne deposto, dal generale José Felix Uriburu, il presidente radicale Hipolito Yrigoyen, ma il governo militare durò solo un anno a causa della malattia del generale e a causa di una marginalizzazione delle posizioni fascistissime di quest’ultimo, anche da parte dello stesso Esercito, secondo sia Eric Hobsbawm sia Hubert Herring. Hipolito Yrigoyen, presidente dal 1916 al 1922 e dal 1928 al 1930, devolveva interamente il suo stipendio presidenziale alla Chiesa cattolica argentina e si oppose sempre in Congresso a qualsiasi legittimazione del divorzio, ma la gerarchia cattolica ritenne comunque troppo debole la sua risposta al sindacalismo e i latifondisti e gli industriali non tollerarono le sue riforme in materia di pubblica istruzione, pensioni e più umane condizioni di lavoro.

[14]  Il cui segretario personale era Peron, ministro del Lavoro del suo Gabinetto, che gli successe nel 1946.

[15]  Il golpe si opponeva all’elezione presidenziale di Robustiano Patron Costas, fondatore di istituti religiosi privati esclusivi e nominato cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno, da papa Paolo VI.

[16]  U. Goni, Operazione Odessa, Garzanti Milano 2012, F. Bertagna, La patria di riserva, Donzelli Roma 2006.

[17]  Il 27 marzo 1945.

[18]  Notare però, l’Argentina non era stata invitata naturalmente, a febbraio, alla Conferenza di Città del Messico. La Conferenza di San Francisco, che produsse la Carta delle Nazioni Unite in 19 capitoli e 111 articoli, si riunì dal 25 aprile (cioè solo un mese dopo la dichiarazione di guerra dell’Argentina) al 25 giugno 1945.

[19]  J. B. Duroselle, Storia diplomatica dal 1919 ai giorni nostri, LED Milano 1998 (p.453).

[20]  E. Hobasbawm, Il secolo breve, Rizzoli Milano 1997 (pp.163-164).

[21]  E. Hobasbawm, Il secolo breve, Rizzoli Milano 1997 (p.515).

[22]  E. Nolte, La guerra civile europea 1917-1945, Rizzoli Milano 2008.

[23]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (pp. 14-15). Dionisio Napal, vicario generale della Marina dal 1926, celebrato autore del pamphlet  reazionario El Imperio sovietico, nel 1932, quando al culmine della sua popolarità fu proposto dai conservatori come candidato al Senato per la città di Buenos Aires. Citato da A. Ciria, Parties and Power in modern Argentina 1930-1946, New York 1974 e S. McGee Deutsch, Las Derechas: the extreme right in Argentina, Brazil and Chile, 1890-1939, Stanford University Press 1999.

[24]  J. A. Meyer, The cristero rebellion, Cambridge University Press 1976 (p.185).

[25]  J. A. Meyer, The cristero rebellion, Cambridge University Press 1976 (p.138).

[26]  Arcivescovo di Buenos Aires dal 1959 al 1979 (data della sua morte). Noto per essere colui che con Mario Amadeo, collaboratore argentino dell’SD (ufficio relazioni estere delle SS) e poi di Videla, aprì il canale di salvataggio dei criminali nazisti. Quando Adolf Eichman fu catturato, nel 1961, Caggiano commentò: È giunto nella nostra patria cercando il perdono e  l’oblio. Non importa quale sia il suo nome; il nostro dovere in quanto cristiani è perdonarlo per quanto ha fatto (U. Goni, Operazione Odessa, Garzanti Milano 2012, pp. 375-376). Nei giorni successivi furono uccise, in Argentina, due ragazze ebree per rappresaglia.

[27]  Movimento ultra-reazionario frequentato dall’arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre.

[28]  L’Argentina fu il primo Paese a tradurre e diffondere il “manuale” di Ousset.

[29]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (p.17).

[30]  Arcivescovo di Cordoba dal 1965 in pieno clima conciliarista, ordinato cardinale nel 1973 da papa Paolo VI.

[31]  Anno in cui si consegnò agli statunitensi.

[32]  Così come gli statunitensi tentavano la diffusione dell’ideologia neo-liberista attraverso le università, nel contesto di un piano di scambio di studenti e docenti, diretto principalmente da Arnold Harberger, economista dell’Università di Chicago, finanziato dalla Fondazione Ford, con le maggiori università latino-americane (soprattutto in Cile e Argentina), formando un economista come Martinez de Hoz, ma soprattutto fornendo il gruppo dirigente civico della Giunta di Pinochet in Cile: De Castro, Luders, Cauas, Pinera, Saez e altri personaggi minori piazzati nei ministeri, nella Dirigenza della Banca Nazionale, nei centri di studi, università, giornali (J. G. Valdés, Pinochet’s Economists, Cambridge University Press 1995).

[33]  Afferma in Disinformation il generale romeno, che Krušcëv era fiducioso nella conversione al marxismo di quelle masse rurali, attraverso un’oculata manipolazione della religione, sicché uomini del KGB e della Securitate partivano carichi di valuta e materiale propagandistico, secondo quanto affermato da Pacepa, alla volta del Sud America, dove incontravano loro cellule infiltrate nel mondo della Teologia della Liberazione (I. M. Pacepa, R. J. Rychlak, Disinformation, Washington 2013).

[34]  J. Koehler, Spies in the Vatican, New York 2009.

[35]  Probabilmente uno di quelli che predicò poi la “guerra all’infedele protestante” aizzando giovani inesperti reclutati e armati in fretta e furia alle Malvinas.

[36]  H. Verbitsky, Il volo, Fandango Roma 2008 (p.35). A quanto si apprende dall’intervista al capitano Scilingo, il personale implicato nella realizzazione dei vuelos veniva convinto che la tortura era cristianamente accettabile nella misura in cui essa poteva permettere di salvare vite umane dalle bombe dei terroristi. Ma negli interrogatori non si parlava mai di bombe.

[37]  L’unico ordine che mantenne una posizione apertamente anti-militare.

[38]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (pp.42-45).

[39]  Fra loro era anche padre Carlos Mugica, sacerdote peronista socialista, fondatore della parrocchia di Cristo Obrero, nel barrio proletario bonarense di Retiro. Sostenitore di una militanza non-violenta contro le ingiustizie dello Stato militare, pertanto critico anche verso i montoneros, fu ucciso concludendo la messa, l’11 maggio 1974, da una Ingram MAC-10, la mitraglietta che firmò i circa settecento omicidi dell’AAA, commessi tra il 1973 e il 1976. Anche questo omicidio fu addossato dal Governo ai montoneros.

[40]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (p.54).

[41]  Da notare, a proposito dei diversi indirizzi in seno allo stesso liberismo, è che, per esempio, mentre gli economisti di Pinochet attuarono tagli poderosi ai sussidi all’agricoltura e all’industria e privatizzarono le imprese statali entro quei due settori, tagliando nello stesso tempo ulteriormente a scuola e sanità pubbliche, la Thatcher, in Gran Bretagna, fece il contrario, tagliò sì senza vie di mezzo i settori improduttivi, ma da quei tagli trasse una maggiore spesa nell’istruzione e nella sanità pubbliche.

[42]  R. Rein, El primero Peronismo sin Peron: la Union Popular durante la Revolucion Libertadora, Tel Aviv University 2008.

[43]  A. C. Vacs, Discreet Partners, Pittsburgh University Press 1984 (p.14).

[44]  Tesi avvalorata anche nel recente volume di L. Zanatta, Eva Peron-Una biografia politica, Rubbettino Soveria Mannelli 2009. Eva Peron, alla sua morte magnificata anche da socialisti argentini del calibro di Repetto, appare sostanzialmente come una scaltra manager della politica, che riempì nella gestione del potere i vuoti lasciati dai ministri del marito e fece “carità” con finanziamenti e regalìe a pioggia, disponendo liberamente delle allora ricche finanze dello Stato, per tagliare tasse, fondare asili, scuole, ospedali, edificare case popolari (con una speculazione edile e sindacale senza ritegno) raggiungendo sì gran parte della popolazione più povera e derelitta, dalla quale per altro lei stessa proveniva, ma solo per fare un favore a un certo capo sindacale amico e affossarne un altro avversario, ricevendo centinaia di persone a settimana nel suo ufficio, legando a clientela e dipendenza vasti strati di bisognosi che le attribuirono un culto della personalità raro nella Storia, del cui riflesso vissero, e vivono ancora, Peron e il Peronismo stessi.

[45]  J. B. Duroselle, Storia diplomatica dal 1919 ai giorni nostri, LED Milano 1998.

[46]  H. Herring, Storia dell’America Latina, Rizzoli Milano 1971.

[47]  Curiosa la posizione di un fascista come il militare argentino di origini libanesi Mohamed Alì Seineldin, acerrimo rivale di Videla, ispiratore del nazionalismo cattolico più intransigente, che si definisce rosista-peronista (ispirandosi quindi anche al generale ottocentesco Juan Manuel De Rosas, un violento uomo di potere della pampa bonarense) autore di un paio di tentativi di golpe contro i presidenti degli anni ‘80 Alfonsin e Menem, sostiene che gli americani abbiano prima smantellato l’industria argentina tramite il ministro videliano Martinez de Hoz e poi, attraverso i ricatti ai governi democratici, pretendano lo smantellamento dell’Esercito. In vista delle elezioni democratiche dell’ottobre 1983, pare che il sindacalista peronista di destra, Lorenzo Miguel, avesse concordato con i generali, in caso di vittoria della sua parte, il mantenimento dell’alta spesa militare e ovviamente l’amnistia. I militari cercarono, senza successo, per tutto il periodo di loro governo, di dar vita a un ampio fronte popolar-cattolico anti-socialista (dal nome Movimiento de Opinion Nacional) che coinvolgesse anche radicali e peronisti di destra, nazionalisti cattolici, sindacalisti di destra, in vista della spada elettorale che prima o poi si sarebbe abbattuta sulla loro zoppiccante e sanguinosa egemonia.

[48]  In linea con la corrente Linea Nacional in seno ai radicali, guidata da Ricardo Balbin, e intessuta dall’ambasciatore argentino a Caracas, Hector Hidalgo Sola, contro la linea critica di Raul Alfonsin (primo presidente democratico dopo la fine della dittatura militare), che simpatizzò per i militari e per il Proceso de Reorganizacion Nacional.

[49]  M. Morando, Frigerio, el ideologo de Frondizi, Buenos Aires 2013.

[50]  L. Zanatta, Storia dell’America Latina contemporanea, Laterza Bari 2010.

[51]  J. B. Duroselle, Storia diplomatica dal 1919 ai giorni nostri, LED Milano 1998.

[52]  Egli faceva parte dei legittimisti nell’Esercito e non della fazione golpista, in capo al generale Raul Poggi, che pretendeva una dittatura militare per almeno cinque anni, per cancellare ogni traccia di Peronismo (H. Herring, Storia dell’America Latina, Rizzoli Milano 1971).

[53]  H. Herring, Storia dell’America Latina, Rizzoli Milano 1971.

[54]  Andarono in quei giorni a piede libero i neo-nazisti della Guardia Restauradora Nacional, profondamente anti-semita.

[55]  Operazioni che resero evidente l’appoggio dei petrolieri statunitensi e delle finanziarie multinazionali alla Giunta (H. Herring, Storia dell’America Latina, Rizzoli Milano 1971).

[56]  A questo proposito, propongo, con beneficio d’inventario, il volume di V. Farias, Salvador Allende-La fine di un mito, Medusa Milano 2007, sull’anti-semitismo storico del partito socialista cileno e sulla tesi di laurea di Allende, favorevole all’eugenetica, discussa all’Università di Medicina di Santiago, intitolata Higiene Mental y Delincuencia, nel 1933. In essa cita con ammirazione numerose fonti tedesche, esperimenti con materiale umano, si dimostra a favore dell’eutanasia a fini eugenetici, correla malattia mentale e deliquenza, definendo anche gli omosessuali “malati”. Interessante anche prendere in considerazione la sua legge sulla sterilizzazione degli “alienati”, da ministro della Sanità nel periodo 1939-41, e la protezione del criminale nazista Walther Rauff, la cui estradizione venne richiesta, durante la sua presidenza, da Simon Wiesenthal.

[57]  Autori certi di alcune operazioni terroristiche vendicative nel 1974, anno del loro passaggio ufficiale alla lotta armata, quali l’omicidio del ministro degli Interni di Lanusse, il radicale Arturo Mor Roig, ritenuto responsabile del massacro di Trelew, del reazionario fondatore di Nueva Fuerza Roberto Mario Uzal e del capo della Polizia Federale Alberto Villar e sua moglie. Furono inoltre responsabili, nello stesso anno, del tentativo di rapimento dei fratelli Born (i principali esportatori argentini di cereali), che comportò anche l’uccisione di un autista e di un dirigente dell’azienda. Ricevevano armi e soldi da Cuba e furono stimati fra i mille e i duemila membri, benché le cifre proclamate dalla dittatura furono gonfiate fino a sostenere ci fossero fra i quindicimila e i ventimila montoneros in armi. La loro rivista era Cristianismo y Revolucion.

[58]  Ebbero origine dalla gioventù comunista argentina, non si avvicinarono mai al numero di membri delle altre due maggiori formazioni guerrigliere e si fondarono nel 1967 (in piena dittatura militare di Ongania) con l’idea di armarsi per raggiungere il connazionale Che Guevara in Bolivia. Condussero alcune missioni di guerriglia contro l’Esercito dal 1969 e il 12 ottobre 1973 confluirono nei montoneros.

[59]  Stimati in quattrocento membri armati, che compirono vere e proprie operazioni di guerriglia contro l’Esercito, a partire dal 1970. Nel 1973 avvenne la divisione fra la linea oltranzista 22 de agosto che considerava Peron un borghese da combattere come i governi precedenti, e l’ala del già citato Santucho che fece convergere i suoi con i montoneros.

[60]  Francisco Franco era stato molto grato e riconoscente a Peron per il suo sforzo dimostrato per l’ammissione della Spagna franchista all’Assemblea delle Nazioni Unite. Peron aveva un ottimo rapporto anche con Antonio Salazar.

[61]  M. Bonasso, El presidente que no fue, Buenos Aires 2003.

[62]  Campora fu costretto a rifugiarsi prima presso l’Ambasciata del Messico e poi in Messico, dopo il 24 marzo 1976, fino alla morte.

[63]  Dalle rivelazioni di Licio Gelli, entrambi affiliati alla P2.

[64]  Egli, insieme a Lorenzo Miguel, altro dirigente sindacale e imprenditore metallurgico, dell’ala destra, fu fondamentale autore del Gran Acuerdo Nacional  fra peronisti e Lanusse, per il ritorno di Juan Domingo Peron e  (segretamente) per l’estromissione successiva di Hector Campora e della Sinistra peronista, una volta che questi avessero vinto, come previsto, le elezioni democratiche. Tuttavia secondo le più recenti ricerche e quanto scrive la storica J. Rostica, Apuntes sobre la Triple A. Argentina 1973-76, Desafios, II semestre, Bogotà 2011, Rucci potrebbe davvero essere stato ucciso dalla Allianza Anti-comunista Argentina, gruppo armato fondato dal capo della Polizia, José Lopez Rega, ministro del Welfare nel Gabinetto Lastiri, per gli scontri fra quest’ultimo e Rucci per la leadership. Operazioni del genere, da addossare poi ai montoneros, erano senza dubbio funzionali alla strategia della tensione, insegnata dalla P2 all’AAA. Un altro caso è quello dell’omicidio del filosofo cattolico reazionario Carlos Alberto Sacheri, cui si ispira oggi la politica di Antonio Caponnetto (direttore della rivista conservatrice argentina Cabildo e autore di saggi come La crisis de la contemplacion en la escuela moderna, del 1981) e del Partido Popular por la Reconstruccion. Docente presso l’Universidad Catolica di Buenos Aires, aveva posizioni dure tanto contro il marxismo-leninismo quanto contro l’AAA, autrice di centinaia di rapimenti e scomparse (tollerate o appoggiate da Esercito e Polizia) e H. Hernandez, in Predicar y morir por la Argentina, Buenos Aires 2007, sostiene che fu l’AAA (e non l’ERP) ad uccidere Sacheri nel Natale 1974, davanti alla sua famiglia, all’uscita da messa. Nel 1971 aveva pubblicato La Iglesia clandestina, una denuncia della Teologia della Liberazione.

[65]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (p.63).

[66]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (p.67).

[67]  Nell’agosto 1978 morì la figlia quindicenne dell’ammiraglio Armando Lambruschini (parte integrante dell’apparato repressivo della Marina), per una bomba collocata nella sua casa dalla frangia armata dei montoneros. Un altro ufficiale vicino a Massera è stato rapito e ucciso, Suarez Mason.

[68]  H. Verbitsky, Doppio Gioco, Fandango Roma 2011 (pp.297-98).

[69]  F. Gallina, Le isole del purgatorio, Ombre Corte Verona 2011 (p.153).

[70]  A. Laignel-Lavastine, Il fascismo rimosso: Cioran, Eliade, Ionesco, UTET Torino 2008 (pp. 231-250).

[71]  Punto di vista diffuso e vivo in Romania, anche Gheorghe Gheorghiu-Dej eliminò dai giochi numerosi rivali ebraici, con l’accusa di deviazionismo cosmopolita, come Ana Pauker, la rivale più colta, nota e pericolosa.

[72]  Non meno per il reale pericolo, avvertito dalla Chiesa, di un sorpasso del culto liturgico cattolico da parte della liturgia del culto di massa del leader messianico Peron (L. Zanatta, Dallo stato liberale alla nazione cattolica: Chiesa ed esercito nelle origini del peronismo, Franco Angeli Milano 1996).

[73]  È noto che Hitler commentò, approvando il programma himmleriano di soluzione finale del problema ebraico, che solo due Paesi in Europa avevano già risolto completamente il problema da sé: la Slovacchia e la Croazia stessa, grazie ai suoi solerti ustascia.

[74]  U. Goni, Operazione Odessa, Garzanti Milano 2012.

[75]  F. Bertagna, La patria di riserva, Donzelli Roma 2006.

[76]  Egli scrisse parole a mio avviso molto significative in quel contesto storico in cui presto l’Occidente si sarebbe preparato a perdonare molto, in vista di uno scontro con un nuovo nemico: Non è vero che Hitler ha in sé qualcosa di bestiale, è un tipico figlio dell’umanità moderna. È stata l’intera umanità a generarlo e a crescerlo, ed egli è il più sincero interprete dei suoi intimi e segreti desideri. Ragionamento riproposto in modo puntuale, ripercorrendo la storia del secolo precedente a Hitler, dal colonialismo al razzismo, dall’eugenetica alla mitragliatrice e alla guerra totale, in E. Traverso, La violenza nazista-Una genealogia, Il Mulino Bologna 2010.

[77]  G. McDonogh, 1938, Mondadori Milano 2011, U. Goni, Operazione Odessa, Garzanti Milano 2012.

[78]  In base ad un accordo fra Lorenzo Miguel, il Partido Justicialista e il generale Reynaldo Bignone nel 1983, in vista delle imminenti elezioni democratiche, i peronisti garantirono ai militari una transizione soft alla democrazia, secondo quanto scritto da vari studiosi, compreso Fabio Gallina nel suo già citato volume. Del resto nessun candidato era mai riuscito a vincere, prima di Alfonsin, senza il benestare dei militari.

[79]  Tale che il giornalista tedesco degli anni ’70 e ’80 Fritjof Meyer definì l’URSS il più grande Paese reazionario del mondo, con una spesa militare elevatissima e diverse ore scolastiche settimanali di educazione militare.

994 Visite totali, 2 visite odierne