Gracias alla vida: musica e rivoluzione

Anita Piscazzi, poeta, pianista e dottore di ricerca, si occupa di studi etnomusicologici e didattico-musicali. Ha pubblicato le raccolte poetiche: In lumen splendor (Oceano Ed., Sanremo 1999), Amal (Palomar, Bari 2007), Maremàje (Campanotto, Udine 2012), Alba che non so (CartaCanta, Forlì 2018) e diverse monografie, articoli e saggi scientifici su riviste specializzate. Sue poesie sono presenti in Ossigeno Nascente (Atlante dei poeti contemporanei italiani a cura del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), in diverse antologie tra cui Umana, troppo umana (Aragno, Torino 2016), in blog letterari e sulle piattaforme di registrazioni fonetiche di poeti contemporanei nel mondo come “PoetrySoundLibrary” di Londra e “Voices of Italian Poets” dell’Università di Torino. È stata tradotta in diverse lingue e collabora con riviste poetico-letterarie.

Gracias alla vida: musica e rivoluzione

La Nueva Cancion Chilena è un genere di canzone poetica e musicale legata ai movimenti di sinistra contemporanei e posteriori alla rivoluzione cubana del 1959, con chiari obiettivi ideologici stimolati dall’ottimismo per il trionfo ottenuto da Fidel Castro e da Che Guevara a Cuba. Si sviluppò in un movimento che si propagò in tutto il mondo ispano americano. Attraverso la musica si cercava di stimolare la consapevolezza, specialmente nella classe media e in quella operaia, della necessità di un cambiamento radicale delle strutture socioeconomiche. I temi della repressione militare e della disuguaglianza sociale erano fortemente presenti nei testi delle canzoni. Si cercava inoltre di costruire un sentimento di unione latinoamericana attorno all’obiettivo comune di mobilitazione politica nei confronti delle elités e degli interessi delle corporazioni multinazionali nord americane.

Diverse canzoni furono scritte da intellettuali e artisti della classe media, molti di questi universitari. La Nueva Cancion Chilena nasce a metà degli anni sessanta nel 1969, quando il giornalista Ricardo Garcia assieme al Vicerettore della Comunicazione dell’Università Cattolica organizzò un simposio sulla situazione della musica cilena, terminando gli atti di quel convegno con un festival in omaggio a Violeta Parra, che venne chiamato primo Festival de la Nueva Cancion Chilena. Il movimento fu il frutto delle inquietudini di una giovane generazione di artisti impegnati a recuperare e rielaborare il folklore dei paesi latinoamericani, rivendicandolo come appartenente alla propria identità culturale. Esponenti di questo movimento sono  Violeta Parra, Patricio Manns, Víctor Jara e i gruppi Quilapayún e Inti-illiman.

Molti di questi artisti contribuirono in prima persona alla elezione di Salvador Allende nel 1970. Violeta Parra morì suicida il 5 febbraio del 1967 e consacrò tutta la vita a ricercare e riscattare la poesia e la canzone popolare cilena. La sua opera è alla base dei primi passi del nuovo movimento musicale e lei stessa ne è la prima e fondamentale componente. Poetessa, pittrice, compositrice ed interprete viaggiò per tutto il Cile alla ricerca di canzoni dimenticate da tempo ridandole una luce nuova e riportandole allo scoperto. Le sue canzoni ci parlano essenzialmente dell’uomo e della sua condizione di vita di fronte alle sofferenze e al suo rapporto con i grandi temi della vita come la morte, la religione, la vita, Rin del angelito, Gracias alla vida, Lo que mas quiero, e altre.

Le canzoni di Violeta sono però anche canzoni di protesta e di lotta sociale come La carta, Porque los pobre no tienen, e proprio da queste basi nasce l’eredità e l’esempio che Violeta Parra lascia alla canzone cilena. Da una parte la ricerca dell’autentica arte popolare, dall’altra l’uso della canzone come arma di lotta ed impegno politico. A proseguire il suo lavoro sono i figli Isabel e Angel, che avevano dato origine in quegli anni alla Pena de los Parras (il Circolo dei Parra), una sorta di laboratorio-scuola, centro culturale di quartiere, dove si riunivano cantanti, musicisti e gente comune per suonare, discutere di musica, scambiarsi esperienze, ma anche comporre poesie o fare dell’artigianato. La Pena, diventò presto il vero punto di partenza e di riferimento di tutta la Nueva Cancion. Di questo circolo fecero parte, tra gli altri Victor Jara, Sergio Ortega, Rolando Alarcon, Patricio Manns, gli Inti-Illimani ed i Quilapayun, per citarne i più famosi. Se Violeta Parra può essere considerata la fondatrice della Nueva Cancion, Victor Jara ne sarà sicuramente il suo interprete maggiore.

Victor, si trasferisce dalle campagne del sud cileno, povero e ragazzo a Santiago del Cile, dove tra mille sacrifici riesce a studiare sino a lavorare all’Universidad de Chile come direttore e compositore di spettacoli teatrali. Compositore di canzoni e interprete unico, seppe unire nei suoi testi e nella sua musica, la passione per le tradizioni folkloristiche, l’impegno di denuncia politica e il suo grande amore per i poveri e gli emarginati. Iscritto fin da ragazzo nel PC, dopo la vittoria di Allende, lavora con gli Inti-Illimani nel Dipartimento di Stato per promuovere il nuovo corso culturale e sostenere il governo. Nasce così un periodo intenso di canzoni che promuoveranno le iniziative di Unidad Popular denunciando anche le lotte di quei giorni, El aparecido, dedicata a Che Guevara e scritta pochi mesi prima della sua morte in Bolivia, Preguntas por Puerto Montt, El alma llena de banderas, El derecho de vivir en paz, Cuando voi al trabajo, Vientos del pueblo, per citarne alcune.

Ecco cosa commenta di se stesso Victor durante un’intervista ai tempi di Unidad Popular: “Andare con la chitarra sulle spalle mi fa sentire un membro ancora più attivo della rivoluzione”. Victor Jara, come migliaia di suoi concittadini, viene portato all’indomani del golpe allo Stadio de Chile, dove il 15 settembre del’73, viene riconosciuto dai militari di Pinochet. Gli spezzano le mani e lo deridono, dicendogli di cantare le sue canzoni. Nonostante le torture, Victor intona la canzone del Partito di Unità Popolare e viene brutalmente ucciso a colpi di pistola.

Tra gli interpreti più prolifici a sostegno del governo, va sicuramente citato Sergio Ortega che scrive gli inni ufficiali di Unidad Popular come Venceremos e la famosissima El pueblo unido jamas serà vencido, scritta nel 1973 con i Quilapayun. Gruppo formatosi nel 1965, incidono il loro primo disco nel 1967, Por Vietnam  tenendo a battesimo la DICAP, Discoteca di Canto Popolare, l’etichetta fondata dai giovani comunisti cileni. Sarà questa la casa discografica ufficiale del nuovo movimento riuscendo ad editare tutti gli autori della Nueva Cancion Chilena, nei cinque anni della sua esistenza, sino a quando fu distrutta dal regime militare, la DICAP pubblicò quasi sessanta dischi. I dischi della DICAP erano venduti dai sindacati, dalle federazioni studentesche, nei barrios, nelle poblaciones e nelle manifestazioni popolari.

L’uso dei dischi e quindi della musica, per scopo culturale, oltre che politico, invece che per scopi commerciali, fu l’altro tratto caratteristico del la Nueva Cancion. I Quilapayun, gruppo fondato da tre studenti universitari, Edoardo Carrasco, Julio Carrasco e Julio Numhauser, furono per molti anni, anche ai tempi dell’esilio dal Cile il gruppo referente di tutta la Nueva Cancion Cilena, e seppero unire alle loro musiche e composizioni una forte e inconfondibile presenza scenica fatta di ponchos neri, lunghe barbe, voci profonde e una musica popolare ricercata e ricca di riferimenti colti alla musica europea.

L’altro gruppo storico di quella stagione ed inventori di un genere musicale che varcò le frontiere del paese cileno, furono gli Inti-Illimani, nati nel 1967, proposero il repertorio politico e popolare specializzandosi nei ritmi e nelle sonorità andine, sotto la guida esperta del loro direttore musicale, uno dei più grandi compositori cileni, Horacio Salinas.

Il giorno del colpo di stato alla Moneda, gli Inti-Illimani e i Quilapayun, si trovarono fuori dal Cile, i primi in Italia e i secondi in Francia per dei concerti. Si salvarono così entrambi dalla repressione della dittatura, ma furono costretti all’esilio in quegli stessi paesi per lunghissimi anni. Quando la giunta militare tornò al potere nel 1973, molti di loro furono assassinati. Altri furono costretti all’esilio in Europa, ambiente che li stimolerà a sperimentazioni e contaminazioni con altri generi musicali quali il jazz, la musica celtica, la musica mediterranea. Dopo gli anni novanta, molti nuovi gruppi e solisti cileni hanno proseguito con grande successo e creatività questo genere musicale, con particolare enfasi in relazione alla strumentazione indigena andina.

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