0.6 – Hegel e lo Stato nell’interpretazione di Bertrando Spaventa

Davide D’Alessandro: è PhD in Etica e filosofia politico–giuridica, si è formato e specializzato negli studi sociologici e filosofici nelle Università degli Studi di Urbino e Salerno, ha insegnato Ermeneutica filosofica all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Tra le sue recenti pubblicazioni, con Morlacchi Editore: Potere & Morte. Le matite di Canetti (2018); Fogli & Voci. Abecedario di storia, filosofia e politica. Tra Machiavelli e Severino (2019). Consulente filosofico, cura la sezione “Filosofia e Politica” della Rivista «Magazzino di Filosofia». Presiede il “Festival di Cultura, Filosofia e Politica, Città del Vasto”. Collabora alle pagine culturali de “Il Foglio”. Con Intervista a Machiavelli ha vinto il Premio Letterario Nazionale U. Fraccacreta (2018).

Che cosa diciamo oggi quando diciamo Stato? Quale Stato? Esiste ancora lo Stato? C’è una carenza o un eccesso di Stato? È ancora necessario lo Stato? È ancora o si è mai affermato come «sostanza etica consapevole di sé, riunione del principio della famiglia e della società civile» o è un contenitore vuoto di cui si servono singole parti non per comporre interessi ma per perseguirli, non per affermare la sua suprema moralità sociale e il bene comune, ma per preservare il particulare a scapito dell’universale?
Sono interrogativi angoscianti perché di Stato si può vivere e morire, sullo Stato si può dibattere e argomentare, dallo Stato si può essere liberati e imprigionati. È materia delicata e complessa, lo Stato, per le contraddizioni che sviluppa tra individui che ne attendono protezione e sicurezza e altri che ne subiscono idea e realtà, talvolta, oppressive.

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