Il barbaro venuto dall’America. Il rapporto di Ezra Pound con la Tradizione

Nicolò Bindi (1991): è laureato in Filologia Moderna all’Università degli studi di Pisa, discutendo una tesi su “Teoria e pratica del futurismo. Palazzeschi, Marinetti, Soffici”. Interessato principalmente agli aspetti stilistici, metrici e linguistici, sta concentrando le sue ricerche letterarie soprattutto sugli autori delle avanguardie storiche e del modernismo italiano ed europeo. Collabora con diverse associazioni politiche e culturali.

Il barbaro venuto dall’America.

Il rapporto di Ezra Pound con la Tradizione

Nel suo saggio datato 1934, ABC of Reading, Ezra Pound scrive che l’Europa è un tronco medievale con sopra dei sedimenti classici. Con questa frase il poeta afferma con forza la centralità dell’epoca medievale nella formazione della cultura europea. Non che la classicità non abbia avuto la sua importanza in questo processo, ma le opere degli antichi, quando lette e riscoperte, hanno sempre necessitato di una rielaborazione, di un adattamento, poiché scritte da autori con una mentalità diversa da quella dell’uomo moderno. Là dove invece si è cercato di riproporre integralmente la cultura antica, per esempio in età rinascimentale, ecco che altro non è stato creato se non un esercizio erudito di citazioni mitologiche e classiche assolutamente sterile.

Sin da giovane Pound osserva con diffidenza l’eccessiva erudizione, lo studio statico ed accademico della letteratura, l’estrema artificiosità della poesia dotta. Ad autori sofisticati e latineggianti come John Milton, preferisce i più spontanei versi dei poeti occitani, colmi di musica e ricchi di immagini efficaci, o quelli martellanti e ruvidi di The Seafarer, antico poema anglosassone. Per comprende pienamente questa presa di posizione un testo chiave è The spirit of romance, datato 1910. È qui che Pound si pronuncia aspramente contro la filologia, massimo sviluppo dell’erudizione nelle discipline letterarie, apostrofandola come una «palude». Lo studio certosino delle fonti, delle varianti, delle tradizioni manoscritte, dei richiami e delle citazioni finisce per appesantire anche il testo più leggero, e per distorcerne la comprensione. È infatti inevitabile, per il filologo, cadere nella trappola della contestualizzazione, ovvero leggere l’opera studiata solamente in funzione dell’epoca in cui è stata scritta. Ma la letteratura è grande solo se riesce ad andare oltre la sua contestualizzazione, se riesce a mantenersi attuale nonostante il passare degli anni; ecco perché, sempre in The spirit of romance, Pound afferma: «La letteratura è tutta contemporanea» (sarebbe interessante, in altra sede, compiere un confronto tra queste posizioni e quelle di Croce).

Il presente, così, diventa il luogo della “simultaneità”, ovvero il momento in cui coesistono i prodotti letterari di tutte le età passate: questi si offrono contemporaneamente al lettore e al curioso, così che risulta possibile leggere Portrait of a lady di Henry James, il Beowulf e l’Iliade uno dietro l’altro, nell’ordine che si preferisce. Si annulla, così, la distanza temporale tra l’opera e il suo fruitore, in modo che per quest’ultimo è possibile elaborare un giudizio conforme al suo gusto e a quello della sua epoca. Questa visione “simultanea” della letteratura, se da una parte ha l’effetto di annullare qualsiasi tipo, anche legittimo, di contestualizzazione, dall’altra dona una nuova linfa vitale ai testi antichi.

Nei primi decenni del Novecento, le tradizioni artistiche e letterarie europee stavano vivendo un momento di forte crisi. Le norme e i canoni estetici maturati nel tempo non sembravano più capaci di raccontare la modernità, e agli occhi degli artisti più giovani apparivano come una serie di vuote convenzioni. È in questo clima, infatti, che si generarono le prime avanguardie, dettate da un forte bisogno di rinnovamento, formale e contenutistico. In un contesto in cui i classici sembravano aver perso la loro capacità di affascinare le nuove generazioni, Pound riuscì ad accendere nuovamente l’interesse verso opere ed autori tradizionali, “strappandoli” dalle mani degli accademici.

In ciò non è da vedersi solo un freddo lavoro programmatico, ma un tratto fondamentale del temperamento di Pound. Ciò è testimoniato dal suo lavoro di curatore, traduttore e filologo, che ancora scandalizza ed indigna gli esperti del settore. Molte furono le critiche alla sua edizione delle Rime di Cavalcanti, alla sua traduzione del Seafarer o a Cathay, il suo libro di traduzioni di liriche cinesi. In tutti questi casi il minimo comune multiplo delle critiche è lo stesso, ovvero la scorrettezza: le Rime non seguono alcun criterio filologico, Seafarer e Cathay sono traduzioni in cui Pound si è cimentato senza conoscere perfettamente né l’antico anglosassone, né il cinese. Lo stesso vale per uno dei suoi capolavori, Homage to Sextus Propertius, del 1918, opera di traduzione delle elegie di Properzio, attuata senza una solida conoscenza del latino.

Pound, nonostante i limiti linguistici, non esita a cimentarsi in queste imprese di traduzione, ottenendo risultati spiazzanti e originali. Si prenda, ad esempio, proprio Homage to Sextus Propertius. Come afferma Massimo Bacigalupo, Pound opera la traduzione del testo “a orecchio”, privilegia la vicinanza delle parole ai nessi sintattici, non si preoccupa minimamente della correttezza dei termini usati, e alla loro corrispondenza con l’originale latino. È così che il verso properziano «Itala per Graios orgia ferre choros» («condurre i cori greci tra le sacre cerimonie italiche»), diventa, nella traduzione poundiana «bringing the Grecian orgies in Italy» («portando le orge greche in Italia»). Da un punto di vista puramente grammaticale l’errore commesso è vistoso, da un punto di vista artistico il risultato è inaspettatamente felice. Pound con questo metodo riesce a costruire una serie di variazioni consapevoli sull’originale, plasmando un Properzio incredibilmente attuale, vicino nelle idee e negli atteggiamenti a un artista moderno; è costruito sull’interpretazione e sulle impressioni che il poeta americano ha avuto nel leggerne l’opera. Il risultato è un Properzio ironico, velatamente polemico nei confronti dello stile augusteo, dominante ai suoi tempi, discepolo di Callimaco e di Fileta, ovvero della poesia pura e naturale; è, insomma, molto simile al suo eccentrico traduttore.

Un atteggiamento simile nei confronti di un’autorità letteraria come Properzio fu visto come scandaloso e “sacrilego”, e anche oggi non mancherebbe di passare come tale; ma esistono dei precedenti. Per trovarli, però, è doveroso tornare in epoca medievale, ai tempi delle liriche in lingua d’Oc e dei poemi e romanzi in lingua d’Oil. Soprattutto i cosiddetti romanzi cortesi, che, almeno in parte, derivavano appunto da traduzioni latine. Tali traduzioni erano fortemente rimaneggiate, nell’intento di attualizzarne il contenuto, non di rado poi il traduttore possedeva un latino incerto, e doveva appunto aiutarsi con somiglianze e sonorità. Al tempo, concetti moderni come quello di proprietà intellettuale o di autorialità erano tutt’altro che forti, la filologia qualcosa di impensabile. Ciò che interessava, più che l’autore, era proprio il contenuto del testo, la storia che raccontava. Il risultato fu la costruzione di un immaginario che ancora oggi vive e che ha profondamente influenzato tutta la civiltà europea. Così agivano anche i trovatori, che ricavavano molte liriche dalle variazioni di uno stesso testo.

Quello di Pound, però, non vuole essere un ritorno alle origini. Il poeta americano concorda con le avanguardie, almeno sulla necessità di rinnovamento della forma e dei contenuti. Lui stesso, d’altronde, è co-fondatore dei due movimenti avanguardisti dell’imagismo e del vorticismo. Al contrario, però, di molti letterati europei, Pound non ha ricevuto la sua formazione in Europa, ma negli Stati Uniti, nazione priva di una imponente tradizione letteraria alle spalle. Il processo di acquisizione della cultura europea da parte degli statunitensi, sotto alcuni punti di vista, potrebbe ricordare l’assimilazione, da parte delle popolazioni barbariche, della civiltà latina dopo il crollo dell’impero romano: i concetti fondamentali rimangono, ma sono rielaborati in maniera originale e imprevedibile.

Pound è come un barbaro, ha imparato in poco tempo secoli di civiltà e tradizione e ne ha interiorizzato il fondamento. Il risultato è un approccio fresco, concreto, che risponde completamente alle esigenze di rinnovamento delle nuove generazioni poetiche. In conclusione, il proposito del poeta è quello di dar vita ad una nuova stagione della poesia, più dinamica anche nel rapporto coi classici. Il punto, quindi, non è tornare alle origini, ma essere l’origine.

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