In origine fu socialista: Mussolini

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Cristian Leone, nato a Salerno il 29/06/1992, si è laureato all’Università di Roma Tre nel 2015 in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, conseguendo poi la laurea magistrale in Storia e Società nel luglio del 2018. Attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma.

Recensione a
E. Gentile e S. M. Di Scala, Mussolini socialista
Laterza, Roma-Bari 2019, pp. 264, €24,00.

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Mussolini socialista è un volume collettaneo curato da Emilio Gentile e Spencer M. Di Scala. L’opera tratta, da molteplici punti di vista, lo sviluppo non solo politico ma anche culturale, stilistico e caratteriale di Mussolini dall’inizio della sua attività in terra elvetica fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Il testo, composto da vari saggi, si concentra su tutti i periodi fondamentali caratterizzanti la militanza socialista di Benito Mussolini: l’esperienza svizzera, il soggiorno a Trento, il rapporto con il sindacalismo rivoluzionario e con il socialismo riformista, la scalata al vertice dell’“Avanti!” e le dispute interne al PSI, l’espulsione dal partito e la svolta interventista del 1914.

Il periodo svizzero rappresenta un’esperienza formativa di notevole importanza per Mussolini; è qui, infatti, che il futuro duce del fascismo pone le sue basi culturali e politiche: «La formazione politica di Mussolini si sviluppò attraverso il contatto e la contaminazione ideologica con le varie correnti del socialismo, da quella intransigente ed evoluzionista a quella più rivoluzionaria e marxista, a quella, in particolare, del nascente sindacalismo rivoluzionario, senza dimenticare l’influenza dell’anarchismo» (p. 8). La capacità degli autori di quest’opera non sta solo nell’aver bene evidenziato la formazione culturale e politica di Mussolini, ma anche nell’essere stati in grado di descriverne i comportamenti, gli usi e i costumi, i duelli di sciabola, lo stile giornalistico, in sintesi, tutti quegli elementi che contribuiscono a evidenziarne la personalità. Emerge, ad esempio, soprattutto nell’esperienza vissuta in Svizzera e a Trento, la figura di un uomo che vive alla giornata, in grado di legare la sua azione non a un progetto prestabilito ma al flusso continuo della storia, come ben si può notare dallo pseudonimo che usa per firmare gli articoli su “La Folla”: Homme qui cherche.

Altro tratto peculiare del suo carattere è dato dall’insaziabile sete di conoscenza, come dimostrano le consultazioni effettuate nelle varie biblioteche sia in Svizzera che a Trento. Cesare Berti, segretario del Circolo di cultura sociale di Trento, conferma con queste parole l’assidua frequentazione bibliotecaria e lo stile di vita da bohémien adottato da Mussolini: «Consumava le ore in biblioteca, si privava del necessario per comperare libri e li divorava […] Viveva poveramente con poco più di cento Corone al mese, mangiava alla cucina economica della Camera del Lavoro, dormiva in una stanzetta nuda alla Cervara. Sopra il letto un motto: Viver liberi. Portava vestiti logori, che mostravano il tessuto, con una noncuranza d’ogni apparenza» (p. 44).

Quello che interessa a Mussolini, tuttavia, non è lo studio, l’analisi e la corretta interpretazione dei testi, ma ciò che può ricavarne a livello politico. È la capacità di trasformare quelle idee in strumenti efficaci per l’azione ad appassionare il rivoluzionario romagnolo. Lo attraggono soprattutto le idee esposte in una forma assiomatica e immaginosa, che possono essere facilmente assimilate e tradotte in espressioni semplici e chiare, utili per l’azione. Mussolini crede nel valore funzionale delle idee. Quello che attrae il rivoluzionario romagnolo non è la speculazione filosofica che pervade il concetto, ma solo l’effetto pratico che esso può avere: «Per noi le idee non sono entità astratte ma forze fisiche». È proprio questo nuovo approccio alla cultura, unito ad uno stile nuovo e aggressivo ad aver permesso a Mussolini, una volta divenuto direttore dell’“Avanti!”, di rivoluzionare la funzione del giornale moltiplicando in poco tempo il numero delle vendite: «Con Mussolini, l’“Avanti!” si era trasformato in un potente mezzo di propaganda per la diffusione delle idee rivoluzionarie tra le masse. Questo cambiamento spiega il tono degli articoli di Mussolini e il suo stile moderno: chiaro, diretto, frontale, che incitava le masse all’azione» (p. 117).

La figura di Mussolini che emerge all’interno del socialismo è quella di un eretico, di un uomo d’azione nemico di ogni dogmatismo e perciò incapace di aderire integralmente tanto alla dottrina marxista quanto alla corrente rivoluzionaria del Partito socialista italiano. Questa particolare visione di Mussolini è il risultato, oltre che del suo temperamento, del suo percorso formativo fatto di molteplici letture. Infatti – come è stato osservato – oltre a Marx, egli sintetizza idee di varia provenienza: Nietzsche, Guyau, Espinas, Le Bon, Sorel, Pareto, Prezzolini e Panunzio. Il rivoluzionario romagnolo approda al materialismo storico tramite la lettura di Sombart, prima ancora che di Marx (p. 20), e l’importanza delle «minoranze attive che fanno la storia» viene appresa leggendo Le parole di un rivoltoso di Kropotkin prima ancora di studiare la teoria dell’élites di Pareto (p. 21). Mussolini, quindi, unisce in un’unica combinazione idealismo, pragmatismo e materialismo, dando vita così a un socialismo volontaristico estraneo a ogni ortodossia, capace di coniugare l’economia con la morale e il determinismo con l’azione diretta. Emilio Gentile coglie molto bene l’aspetto peculiare del socialismo mussoliniano: «La miscela mussoliniana di marxismo e idealismo, di Pareto e di Nietzsche, rappresentava una singolarità nella tradizione ideologica del socialismo italiano. Mussolini rivendicava il diritto all’eresia come ricerca per dare nuova vitalità al marxismo, secondo lo svolgersi dei tempi e le nuove esigenze emerse da nuove situazioni» (p. 214).

Il pensiero mussoliniano è dunque strettamente legato all’adattamento alla realtà nella quale opera. Le sue riflessioni, le sue idee, le sue azioni sono inestricabilmente vincolate al contesto sociale e ai suoi rapidi cambiamenti. È l’importanza dell’azione che porta Mussolini a non restar legato dogmaticamente ad un’ideologia. Il socialismo del rivoluzionario romagnolo deve essere studiato mettendo in correlazione il continuo cambiamento delle idee alle impreviste e rapide trasformazioni dell’epoca storica in cui si trova ad operare. Mussolini si prefigura, dunque, un fine ideale da realizzare (la rivoluzione del proletariato) tenendo conto e agendo in base ai cambiamenti reali. È proprio questo pragmatismo che accompagna il futuro duce del fascismo durante la prima guerra mondiale, vista come una situazione completamente nuova in cui, a causa della fine della Seconda Internazionale, i socialisti vengono considerati come un’idea e non più una realtà: «Probabilmente la prima incrinatura nelle convinzioni neutraliste di Mussolini fu prodotta dall’adesione alla guerra di quasi tutti i partiti socialisti dei paesi belligeranti, con il conseguente fallimento della Seconda Internazionale socialista» (p. 232).

La militanza socialista rappresenta un’esperienza molto importante per il rivoluzionario romagnolo e il suo studio è fondamentale se si vuole comprendere un personaggio così poliedrico. L’importanza di questo volume a più mani sta nel descrivere minuziosamente un aspetto fondamentale ma spesso trascurato, o sottovalutato, da certa storiografia. Studiare le origini politiche di Mussolini è, infatti, vitale per capirne non solo la personalità, ma anche il suo successivo sviluppo. Senza un simile approfondimento sarebbe inspiegabile non solo comprendere la nascita del fascismo, ma anche descrivere con efficacia una delle figure più affascinanti e controverse del XX secolo.

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