La genesi del capitalismo secondo Max Weber

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Cristian Leone, nato a Salerno il 29/06/1992, si è laureato all’Università di Roma Tre nel 2015 in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, conseguendo poi la laurea magistrale in Storia e Società nel luglio del 2018. Attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma.

La genesi del capitalismo secondo Max Weber

Max Weber viene considerato il padre della sociologia contemporanea e L’etica protestante e lo spirito del capitalismo rappresenta una delle sue opere di maggior successo. Uno studio di questo testo è di vitale importanza per chiunque voglia comprendere a fondo quelle che sono le radici del moderno sistema capitalistico. L’opera tratta, attraverso un’analisi dettagliata, la genesi di quello che l’autore chiama “spirito del capitalismo”. La peculiarità di questo scritto consiste nell’aver messo in luce una relazione diretta tra un fenomeno culturale, quale quello della Riforma protestante (e i suoi sviluppi), e un fenomeno economico, come il capitalismo. L’etica protestante e lo spirito del capitalismo rappresenta quindi una concezione globale della genesi dell’economia del nostro secolo in contrapposizione a quella elaborata da Marx.

Il teorico del comunismo, secondo Weber, riduce la complessità del fenomeno sociale alla mera struttura materiale, non riconoscendo che il fattore economico è solo uno tra gli altri e che deve essere posto sullo stesso piano degli aspetti sovrastrutturali, come la religione, la cultura, l’ideologia, la politica ecc. Il padre della moderna sociologia, infatti, definisce il materialismo storico come «ingenuo materialismo» in quanto vuol far credere che le «idee» sono un «rispecchiamento», quindi una conseguenza, della struttura economica. Weber, rovesciando la prospettiva marxiana, crede che in alcuni casi il rapporto causale è addirittura inverso rispetto a quello postulato dal materialismo storico: «A questo punto è sufficiente, per il nostro scopo, osservare che comunque nel paese natale di Benjamin Franklin (Massachusetts) lo “spirito capitalistico” (nel senso da noi assunto) esisteva prima dello “sviluppo capitalistico” (già nel 1632 si lamentano i fenomeni di avidità calcolatrice specifici della Nuova Inghilterra, contrariamente ad altre regioni dell’America), e che tale “spirito capitalistico” era invece rimasto incomparabilmente meno sviluppato per esempio nelle colonie vicine – più tardi Stati meridionali dell’Unione –, e questo sebbene le seconde fossero state fondate da grandi capitalisti con fini speculativi, mentre alle colonie della Nuova Inghilterra avevano dato vita predicatori e “graduates”, insieme a piccolo-borghesi, artigiani e “yeomen”, per motivi religiosi» (p. 78).

L’aspetto rivoluzionario dell’opera di Weber consiste, dunque, nell’importanza fondamentale assegnata alla Riforma protestante (fenomeno “sovrastrutturale”, secondo l’ottica marxiana) nell’affermazione e nello sviluppo del sistema capitalistico. Lo «spirito del capitalismo» rappresenta la mentalità dominante in questo sistema di produzione e affonda le sue radici nella convinzione protestante (e specialmente calvinista) secondo cui l’essere umano può ottenere la salvezza esclusivamente in virtù della volontà di Dio, ma, nello stesso tempo, può dimostrare con le sue opere e le sue azioni di godere della grazia divina, che si manifesta nel successo economico e nella realizzazione della vita professionale. In quest’ottica, l’impegno e lo zelo individuale sono finalizzati a glorificare Dio e a testimoniare così la sua benevolenza.

Quello che caratterizza lo «spirito del capitalismo» non è tanto la ricerca del profitto, sempre presente in tutte le epoche storiche, quanto la «valorizzazione razionale del capitale nell’impresa e l’organizzazione capitalistica razionale del lavoro». Il distinguo che segna il passaggio da una fase all’altra è rappresentato dall’idea di lavoro ed è proprio questo concetto ad essere rivoluzionato dalla Riforma. Mentre per i cattolici il lavoro non ha una connotazione morale ma è «moralmente indifferente, come il mangiare e il bere», per il protestantesimo esso diventa una vocazione (Beruf), diviene un dovere religioso all’interno del quale l’uomo, glorificando il Signore, realizza se stesso: «Nel concetto di Beruf trova dunque espressione quel dogma centrale di tutte le chiese protestanti che respinge la distinzione cattolica degli imperativi morali in praecepta e consilia, e secondo cui l’unico modo di essere graditi a Dio non sta nel sorpassare la moralità intramondana con l’ascesi monacale, ma consiste esclusivamente nell’adempiere ai doveri intramondani, quali risultano dalla posizione occupata dall’individuo nella vita, ossia dalla sua professione, che appunto perciò diventa la sua vocazione (Beruf)» (p. 102).

Se è Lutero a porre le basi teoriche per una nuova mentalità funzionale allo sviluppo del capitalismo, quello che la concretizza è Calvino con la sua teoria della predestinazione. Secondo questa dottrina ogni uomo è predestinato, prima ancora della nascita e senza poter minimamente influenzare il verdetto divino, alla salvezza o alla dannazione eterna. Contrariamente al cattolicesimo, quindi, l’essere umano non può condizionare in nessun modo il suo destino: «Supporre che il merito o la colpa umani contribuiscano a determinare questo destino, significherebbe ritenere che le decisioni di Dio, assolutamente libere, e stabilite fin dall’eternità, potessero essere cambiate da influenze umane: un pensiero impossibile». (p. 165) Una prima conseguenza immediata di questa impotenza dell’uomo è l’individualismo. Nel protestantesimo vengono meno tutte quelle intercessioni ecclesiastiche, quei rituali, quei sacramenti che accompagnano il credente cattolico nel corso della sua esistenza e il fedele viene catapultato in uno stato di «inaudito isolamento interiore». Il solo modo con cui l’individuo può entrare in contatto con Dio, il solo modo che egli ha per ricevere un segno della Sua grazia è il successo professionale. Lo sviluppo del capitalismo è quindi connesso alla religione protestante (in particolare calvinista) secondo cui l’uomo può dimostrare con le opere e le azioni di godere della grazia divina; pertanto, quello che risulta incentivato è l’impegno individuale nella propria attività lavorativa: «Il Dio del calvinismo non pretendeva, dai suoi fedeli, singole “opere buone”, bensì una santità di opere eretta a sistema» (p. 178).

Calvino, contrariamente a Lutero che accetta la decisione divina, propugna un impegno costante e razionale in grado di migliorare il rendimento professionale con nuovi sistemi e metodi di organizzazione: «L’accento cade sempre su questo carattere metodico dell’ascesi professionale, e non sul dovere di accontentarsi della sorte ormai assegnata da Dio, che sottolinea invece Lutero» (p. 221). Non si tratta più di compiere singole opere buone o di lavorare quel tanto che basta per sopravvivere, ma di un nuovo sistema organizzato in modo razionale e metodico in cui l’ozio, il godimento, la contemplazione, il lusso, persino il dormire più del dovuto, sono gravi colpe morali: «Il tempo è infinitamente prezioso perché ogni ora persa è sottratta al lavoro al servizio della gloria di Dio. E quindi non ha alcun valore, ed eventualmente è direttamente riprovevole, anche la contemplazione inattiva, almeno se ho luogo a scapito del lavoro professionale» (p. 217).

Tramite il concetto di Beruf si realizza, quindi, un passaggio fondamentale dall’uomo che lavora per soddisfare i propri bisogni primari all’uomo che lavora per guadagnare maggior denaro rispetto a quello investito. Il denaro passa così dall’essere merce di scambio a divenire fine ultimo dell’agire umano. La grande intuizione rivoluzionaria di Weber consiste nell’aver stabilito una subordinazione dell’elemento economico a quello ideologico, nell’aver individuato un nesso tra la mentalità protestante e l’homo oeconomicus, tra il lavoro come vocazione e l’organizzazione razionale e metodica del moderno capitalismo. È quindi l’aspetto culturale promosso dalla Riforma ad essere il presupposto indispensabile alla creazione di quello «spirito del capitalismo» necessario per il conseguente sviluppo del sistema economico.

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