Sul saggio di Loris Zanatta. Un breve commento

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Davvero interessante il saggio di Zanatta su Cuba, un caso di “populismo reale”, pubblicato sull’ultimo numero (6/2019) del semestrale «Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee». Innanzi tutto per la visione del populismo quale ideologia del rimpianto. E poi per l’analisi del castrismo: eresia del cristianesimo ed erede (deviazione o vera e propria degenerazione) dei Re cattolici della monarchia tradizionale spagnola.

Che il comunismo, non solo in salsa cubana sia in qualche modo un’eresia del cristianesimo è già stato sostenuto da vari studiosi e qualcosa di vero può anche esserci in fondo, per tutta la serie di motivi messi in evidenza da Zanatta. Più che eresia però il comunismo è la tragica parodia del cristianesimo, privato di ogni orizzonte ultraterreno e spirituale. Fra l’altro ricordo che qualcuno (forse Philip Short) ha suggerito un’ipotesi analoga a proposito della relazione fra il folle comunismo cambogiano dei Khmer rossi e il buddismo. Per quanto riguarda il secondo punto, l’eredità della monarchia cattolica spagnola, non mancano suggestivi spunti di riflessione. Peccato però che le citazioni testuali a sostegno di questa tesi siano davvero molto poche. Noto anche una certa confusione di fondo: la monarchia tradizionale cattolica spagnola fu sicuramente organica, corporativa, etc.; ma l’unanimismo non fu mai un “suo tratto genetico”. Questo anzi dovrebbe essere il contrario dell’organicismo. Né tantomeno fu mai (né volle essere) totalitaria come il comunismo. Pensiamo, per esempio, anche solo ai Fueros di Spagna e alla loro ricca tradizione di autonomie, privilegi, diritti e libertà (attenzione, parliamo delle libertà, concrete e particolari, al plurale, cosa ben diversa dalla astratta, assoluta ed evanescente libertà al singolare, come giustamente sottolineavano i pensatori carlisti). E ricordiamo che vi fu sempre almeno un’altra autorità indipendente, quella della Chiesa cattolica. Per certi versi potrebbe forse essere più fecondo un paragone con la monarchia assolutista francese. Anche qui con tanti distinguo, però. In realtà il primo vero e proprio regime che ha voluto, cercato ed imposto l’unanimità è stato quello generato dalla rivoluzione francese ed è solo con la modernità che l’unanimismo è diventato un obiettivo politico coerentemente perseguito.

Degno di nota, e di ulteriori considerazioni, è pure il confronto fra Castro e Mussolini e i loro rispettivi regimi (come dice lo stesso Zanatta, «il castrismo era la cosa più simile al fascismo in America»). E qui mi sovviene un divertente aneddoto di Regis Debray che registra un commento di Moravia a un comizio di Fidel del 1966: «Strabiliante! Un vero Mussolini!». Il francese pensa che lo scrittore italiano stia scherzando e suggerisce un paragone differente, Garibaldi. Ma l’antifascista Moravia (poi amico di Castro e filo-cubano fino alla morte) insiste: «Ma no, mi creda, lei non era ancora nato, ma è assolutamente tale e quale» (ripreso da I ragazzi del Che di Ludovico Incisa di Camerana).

Ed infine, per concludere, un altro aneddoto, questo però di natura personale, sui militari cubani. La Spada di Fidel, come la chiama Zanatta, ossia l’esercito cubano, è davvero stato lo strumento di eccellenza del regime castrista, probabilmente l’unica sua struttura davvero efficiente, capace di forgiare ottimi soldati. Tali da suscitare rispetto anche nei loro avversari. A questo proposito ricordo che, quando lavoravo in un kibbutz in Israele nel lontano 1993, ebbi modo d’incontrare due giovani soldati sudafricani delle forze speciali, in congedo (Israele era fra i pochi paesi che non aveva aderito al boicottaggio del regime dell’apartheid e perciò era diventato una popolare meta turistica per molti sudafricani), che mi parlavano con riluttante ma sincera ammirazione dei militari cubani, contro i quali il Sudafrica aveva lungamente combattuto in Angola. Anzi, avevano stilato una loro personalissima classifica dei migliori soldati del mondo, che vedeva al primo posto ovviamente gli israeliani, al secondo appunto, a sorpresa, i cubani e poi infine al terzo i sudafricani.

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